Zazen, ritornare in se’ (Buddhismo zen)

4 – [ ] Ritornare in sé, raccogliersi intimamente in questa presenza a se stessi e improvvisamente percepire la nostra ampiezza. La nostra infinitudine. Comprendere che io non sono né questa gioia né questa tristezza, né questa sofferenza né questa felicità, né bello né brutto, né questa sconfitta né questa riuscita, né questo né quello. Ma infinitamente più ampio e infinito. Questa presenza a se stessi passa per una intensa riconciliazione con me stesso.

Da questo sguardo nuovo che portiamo su noi stessi scaturisce lo sguardo che porteremo sugli altri e sul mondo.

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Due dei voti più importanti del buddhismo zen sono: non generare il malessere, e generare il bene per tutti gli esseri. E improvvisamente ci si sente presi dallo spirito missionario. Ma la particolarità di questa pratica è che i primi esseri da soccorrere siamo proprio noi. Il primo essere da amare, da accettare così com’è, sono io. Solamente da questa riconciliazione con la mia realtà può nascere una vita dai colori inesauribili in cui il mondo è percepito senza dualità, non più come opposizione, ma come la complementarità inevitabile di ciò che sono. Semplicemente presente a me stesso, e attraverso questo, presente al mondo.

Questa attitudine di inesauribile libertà ci rende profondamente aperti a tutto ciò che avviene attorno a noi. È un po’ il senso della postura dello zazen, la postura della meditazione. Le gambe incrociate bene ancorate al suolo creano la base larga che ci radica non solamente nella posizione, ma nella vita, nella nostra esistenza. Come una montagna dalla base larga e solida. Presente qui. E proprio come una montagna diritta, elevata verso il cielo e aperta a tutto ciò che può avvenire attorno ad essa a 360°. Con il tempo e la pratica, non è più il corpo che si siede, ma è la mente stessa che prende posto “seduta”, radicata e salda, aperta alla realtà, immobile e senza discriminazione. Esattamente così. E questa mente si perpetua inesauribilmente, sia che camminiamo, sia che meditiamo, sia che dormiamo. Così tutto diventa questa esperienza vissuta, assaporata poi lasciata partire. Lavorare, giocare, studiare, dormire, pregare, meditare, fare l’amore, camminare [ ]

(Da: Il Buddhismo zen – La Via di mezzo – Una corrente del Mahayana – Evangile et liberté in italiano del 27-02-12. Federico Djong Do Procopio, traduzione Giacomo Tessaro)

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