Pratica meditativa di calma e discernimento

Si tratta solo di una sintesi. Le descrizioni, tuttavia, sono fatte così bene che potranno senz’altro aiutare a farsene un’idea …

Istruzioni preliminari sulla pratica meditativa di calma e discernimento.
(Shikan = Samatha-vipasyana = Calmness and Discernment)

I) indossato un abito comodo, entriamo rispettosamente nella Sala di meditazione;

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II) sediamo in silenzio aspettando l’inizio formale della seduta di meditazione; la pratica in gruppo rinforza la nostra motivazione e concentra la nostra energia: anche meditando da soli, ci sarà di grande aiuto il “sintonizzarci” con gli innumerevoli praticanti che, in varie parti del mondo, stanno meditando in quello stesso momento: anche noi contribuiremo così a sostenere questa grande comunità virtuale;

III) assumiamo una postura stabile e cerchiamo di conservarla durante tutta la seduta, ricordando che una postura corretta assicura una buona respirazione e la stabilità della mente:

la postura tradizionale è quella seduta sul cuscino (zafu) con le gambe in posizione di loto completo (piede dx sulla coscia sn e piede sn sulla coscia dx) o di 1/2 loto (piede sn sulla coscia dx) o di 1/4 di loto (piede sn sul polpaccio dx) o semplicemente incrociate (nella posizione “birmana”, per la quale alcuni prescrivono che il piede all’interno sia il sn per i maschi e il dx per le femmine);
sedendo su una sedia comune sarà utile porre un cuscino sotto le natiche; i piedi saranno ben appoggiati a terra e la schiena non a contatto con lo schienale;
posizioni simili sono quelle che si hanno con la sedia “balans”, un banchetto o altro;
porre le mani sulle cosce, palme in alto sn sulla dx, pollici che si toccano, formando un cerchio o un ovale (cosmic mudra);
tenere la schiena dritta, né rilasciata né troppo tesa, spalle (muscolo trapezio) rilasciate, nuca in asse con la schiena, mento abbassato;
bocca chiusa, punta della lingua a contatto con gli incisivi superiori;
occhi chiusi o semiaperti, con lo sguardo concentrato in avanti su un punto del pavimento a circa un metro di distanza;

IV) pratichiamo la meditazione da seduti (zazen = sitting meditation) in più periodi della durata di 15-25 min ciascuno, intervallati da 5 min di meditazione camminando (kinhin = walking meditation) o da esercizi di flessione-estensione;

V) durante la meditazione concentriamo tutta la nostra attenzione sul respiro, non per modificarlo, ma per osservarlo così com’è; inizialmente può essere utile, per aumentare la concentrazione, contare “uno” per l’inspirazione e “due” per l’espirazione, fino a “dieci”, per poi ricominciare da “uno”;

VI) usciamo con calma e rispettosamente dalla Sala di meditazione, cercando di conservare l’atteggiamento meditativo in tutte le “condizioni” (camminando, giacendo, lavorando, etc.) e “aspetti” dell’esperienza (vedendo, ascoltando, etc.), poiché è possibile meditare in ogni e su ogni circostanza: realizziamo in tal modo una “pratica incessante”;

VII) praticando con una postura corretta, con una respirazione calma e profonda e con una mente uni-versa, sentiremo sempre più intensamente l’unificazione della mente, l’unificazione della mente col corpo, l’unificazione con la totalità del reale; la pratica meditativa ci aiuta a costruire la “mente della Via di mezzo” e a superare illusioni e dualismi; la presenza del samgha nella meditazione di gruppo ci aiuta a produrre una mente che trascende l’individuo; la mente transpersonale diviene la sede della consapevolezza universale e realizza la nostra identità col Buddha (o Grande forza della vita cosmica, per cui viviamo e in cui viviamo);

VII) gli insegnamenti del buddhismo, in particolare quelli della tradizione mahayana, ci ricordano che gli altri sono parte di noi e noi parte degli altri; pertanto iniziamo ogni attività formale di pratica ricordando i “voti” del bodhisattva (motivazione) e terminiamo dedicando i frutti acquisiti (i cosiddetti “meriti” = effetti della presenza del Buddha in noi) alla illuminazione e al ben-essere di tutti gli esseri senzienti (finalità);

XI) benché parliamo di inizio e fine in termini di pratica meditativa, non c’è nessun dualismo e nessuna differenza tra essi: questa è la “pratica perfetta e immediata di calma e discernimento” (En-Don Shi-Kan);

IX) queste tecniche meditative sono quelle insegnate dal Buddha e dalla tradizione vivente del buddhismo: conserviamo un atteggiamento riconoscente verso chi ha aperto all’umanità il sentiero della liberazione e della pace interiore; congiungere le mani, inchinarsi o prostrarsi sono mezzi consacrati dalla tradizione per esprimere riconoscenza, superamento di ogni dualismo, abbandono di attaccamenti e avversioni.

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