I tre venerandi Sufi – Hafez Haidar

Tanto tempo fa, all’epoca aurea dei leggendari califfi Abbasidi di Baghdad, c’erano tre sufi che possedevano una grande capacità d’osservazione, una notevole esperienza e un grande intuito. Durante un lungo viaggio da Kufa a Baghdad, i tre sufi si imbatterono in un anziano cammelliere che indossava un lungo mantello ornato di fili dorati.

Il vecchio disse: “La pace di Allàh sia con voi”. I tre risposero: “E la pace di Dio scenda su di te, fratello”.

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Il volto dell’anziano, colmo di mestizia e di disperazione, suscitò la compassione di uno dei tre uomini, che gli chiese: “Uomo, perché sei abbattuto dalla tristezza?”. Il cammelliere spiegò: “Ho perso il mio cammello e non so se è ancora in vita oppure no. Per l’amore dell’Eccelso, aiutatemi”.

Il più giovane dei sufi gli chiese: “E’ carico il tuo cammello?”. Il cammelliere rispose affermativamente. Il secondo sufi domandò allora: “Ha perso un dente davanti?”. Il cammelliere rispose attonito: “Hai detto il vero, come l’hai saputo?”. L’anziano intervenne allora dicendo: “Zoppica con una zampa?”. Il cammelliere, sbalordito e colmo di gioia gridò: “Sì, sì mio signore”.

Allora i tre sufi gli consigliarono di rifare la strada all’inverso; il più giovane aggiunse: “Può darsi che tu riesca a trovarlo, così le tue preoccupazioni svaniranno nei meandri del nulla”.

Il cammelliere, senza pensarci nemmeno un istante, si mise in viaggio percorrendo a ritroso la strada dalla quale era venuto.

Ma dopo lunghe e vane ricerche fu preso dalla disperazione e cominciò a cercare i tre sufi, mentre la notte iniziava a ornare la volta celeste con le sue stelle abbaglianti. Quando si trovò di nuovo al cospetto dei tre, disse loro di non aver trovato il quadrupede. Il più giovane gli domandò: “Il tuo cammello trasportava da un lato del miele e dall’altro del grano dorato?”. Il cammelliere rispose affermativamente senza alcuna esitazione. Il secondo proseguì: “Era montato da una donna in cinta?”.

L’uomo, stupefatto, disse: “Sì, sì”. Il più anziano esclamò: “Non sappiamo dove si trovi”. Il cammelliere, pensando alle domande che i tre gli avevano posto, si convinse che proprio loro l’avessero rubato. Perciò, al suo arrivo nella città di Baghdad denunciò i tre malfattori al giudice, che ordinò di arrestarli in attesa che il fatto fosse accertato. Dopo qualche giorno, il cammelliere ritrovò l’animale che vagava nei pressi della città e si presentò al cospetto del giudice, che ordinò di liberare i tre presunti colpevoli. Il giudice, che non aveva ancora dato ai tre sufi l’opportunità di spiegare i fatti, li interrogò prima che riprendessero il loro cammino, domandando come avessero potuto conoscere tanti particolari sul quadrupede.

Il più giovane spiegò: “Abbiamo visto sulla strada che percorrevamo delle orme di cammello, una delle tracce era più marcata delle altre. Perciò abbiamo intuito che il cammello zoppicava e portava un ingente peso”. Il secondo sufi aggiunse: “Abbiamo scorto delle foglie cadute sulla strada che erano state divorate solo a metà, e ciò ci ha indotti a capire che il cammello aveva perso un dente”.
Il vecchio proseguì: “Abbiamo scorto su un lato della strada delle api e sull’altro delle formiche, e abbiamo così intuito che il quadrupede portava del miele da una parte e del grano dall’altra. Abbiamo notato inoltre per terra alcuni lunghi capelli e le orme delle mani di una donna evidentemente incinta. Abbiamo dedotto che a causa del peso della pancia abbia dovuto sollevare il corpo con entrambe le mani per sollevarsi da terra dopo essersi riposata”.

Il giudice chiese allora: “Visto che siete innocenti, perché non avete esposto la vostra versione dei fatti, che poteva salvarvi dalla prigionia?”.

I tre risposero in coro: “Perché abbiamo pensato che il cammelliere avrebbe continuato a cercare il suo cammello e sarebbe infine riuscito a trovarlo, venendo quindi a liberarci”. Il primo sufi aggiunse: “Abbiamo lasciato che la verità sgorgasse dalle vostre indagini e non dalle nostre constatazioni”. Il secondo sufi ribatté: “La nostra esperienza ci ha insegnato che è preferibile che gli uomini arrivino a svelare da soli la verità, alla quale poi crederanno di più”. E il vecchio sufi: “E’ l’ora della preghiera; poi ci rimetteremo in viaggio alla ricerca dell’amore di Dio”.

(Da: “Dove nasce l’amore”, a cura di Hafez Haidar)



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