Un piede dopo l’altro – Jampa Gendun

Prima d’iniziare a meditare sarebbe utile leggere, sino in fondo, questi appunti per evitare di essere precipitosi e poi ritrarsi insoddisfatti.

Dal punto di vista del buddhismo, un viaggio spirituale implica percorrere un sentiero, per muoverci da dove siamo a dove vogliamo andare. Il sentiero ci dà questo potere e ci dà la capacità di ottenere quello che vogliamo. Nella lingua pali, sentiero si dice patipada, che, alla lettera, significa ‘mettere un piede dopo l’altro’. Ora, percorrendo un sentiero spirituale, non c’è nulla che possa sostituire il primo passo.

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Dobbiamo davvero fare qualcosa. Dobbiamo provare. Forse provare insistentemente, ma anche in modo diverso – sarà una differenza che ‘farà differenza’ nell’ottenere ciò che vogliamo.

Percorrere il sentiero buddhista significa essenzialmente risvegliare il nostro cuore agli esseri viventi e la nostra mente alla natura ultima della realtà. Il passo che stiamo per fare, dunque, riguarda sia l’affetto, sia la conoscenza. Stiamo provando a cambiare il nostro modo di sentire e di pensare e possiamo farlo usando mezzi diretti e indiretti.

I mezzi indiretti possono avere molte forme. Per esempio, il semplice uscire dalla città e vivere nella natura per qualche giorno può provocare un cambiamento benefico nella qualità della nostra mente. Anche il tipo di lavoro che facciamo influenza i nostri pensieri. Per esempio, fa bene produrre un prodotto buono, utile, e provare un senso di sano orgoglio, di sana fierezza nel farlo; oppure, ancora meglio, fa bene lavorare in un campo, che è di diretto beneficio agli altri – le professioni sociali e umanitarie, insegnare e così via.

Anche il nostro modo di vivere quotidiano – la pratica spirituale regolare, la qualità del tempo che si trascorre insieme agli altri, il lavoro, lo studio, gli interessi creativi, nutrirsi di cibi sani, rilassarsi, i periodi di silenzio, gli esercizi fisici e così via, tutte queste cose hanno un effetto benefico sulla mente. Il piacere dell’arte e della letteratura, o ascoltare della buona musica possono innalzare il livello della nostra coscienza, se queste opere rispecchiano il più alto livello della coscienza di un artista.

Sul versante operativo, è di grande aiuto frequentare i maestri e le persone che sono più evolute di noi spiritualmente, o che comunque abbiano interessi spirituali, aiutare gli altri, fare un lavoro volontario per una causa che merita … in breve, sono utili tutte le attività fatte senza, o con poco egoismo.

Offrire alcuni fiori su un altare, una candela davanti a un’immagine sacra, fare prostrazioni, canti, rituali, tutto questo può avere un benefico effetto sulla mente.

Tutti questi mezzi indiretti sono intrecciati tra loro in vario modo; ma, nonostante siano parte necessaria di una pratica spirituale completa, non sono capaci, da soli, di risvegliare completamente i nostri cuori e le nostre menti. Perché questo avvenga, dobbiamo aggiungere il lavoro diretto sulla nostra stessa mente. Questo lavoro è dato dal mezzo diretto della meditazione, un addestramento in tre stadi, che comporta ascoltare, riflettere, e, finalmente, meditare. Meditare senza ascoltare e riflettere è come avere le gambe, ma non gli occhi; mentre, ascoltare e riflettere senza meditare è come avere gli occhi, ma non le gambe. In entrambi i casi non andremo molto lontano.

Il primo stadio del processo meditativo comprende l’ascolto, o lo studio degli insegnamenti, con una mente aperta e ricettiva – una mente che non stravolge il significato di ciò che ascolta, o legge. Questo stadio iniziale raccoglie le informazioni, impara la terminologia e le categorie fondamentali usate negli insegnamenti. E’ lo stadio dell’imparare idee nuove, differenti da quelle abituali.

Il secondo stadio, la riflessione, comporta un’attenta valutazione delle informazioni raccolte, in modo da chiarirne il vero significato. Esaminiamo criticamente, alla luce della nostra esperienza e della nostra razionalità, quanto abbiamo ascoltato, o studiato. Chiediamoci: “Questi insegnamenti sono veri, o no?”, “Le idee che vengono presentate hanno una consistenza logica? Sono concordi con la mia esperienza?” e, ancora, “I metodi di ragionamento e valutazione della mia esperienza sono validi, o no?” Se durante questo processo sorgeranno dei dubbi, non saranno altro che i precursori di una vera comprensione. Attraverso le risposte che troveremo, acquisiremo una vera conoscenza.

Il terzo stadio, la meditazione, comporta l’integrare nel nostro essere, nel nostro carattere, la nuova comprensione acquisita. In un certo senso significa mettere in pratica. E’ pratica nel senso che effettivamente ‘lo facciamo’, o ‘lo siamo’, invece di semplicemente ‘pensarlo’; si tratta di un ‘effettiva formazione di nuove e differenti idee di noi stessi, per cambiare noi stessi.

Nello stadio dell’ascolto, raccogliamo i semplici fatti, vediamo come le informazioni si incastrano insieme. Durante lo stadio della riflessione, usando il nostro ragionamento e la nostra esperienza, sollevando e chiarendo dubbi, aumentiamo la conoscenza e la certezza. Con questa fiducia ci imbarchiamo nel terzo stadio, la meditazione. Svaniti tutti i dubbi e le esitazioni, adesso sperimentiamo direttamente il vero significato degli insegnamenti, lo realizziamo. Abituando la nostra mente a questa nuova esperienza, ancora e ancora, questa diventerà una nostra seconda natura, perché cambiamo, cresciamo, ci risvegliamo.

E’ importante tener presente che gli insegnamenti buddhisti, nell’intero processo del fare un passo dopo l’altro, non ci stanno dicendo come vivere la nostra vita; ma, come comprendere a fondo il modo in cui abbiamo vissuto la nostra vita. Il che significa capire dove siamo, come ci siamo arrivati, come è meglio continuare e dove ci porterà tutto questo; in altre parole, come crescere e come, alla fine, illuminarci. Il ‘come vivere’ ne deriva di conseguenza, nasce spontaneamente da tutto questo.

Con le nuove idee e la nuova comprensione, la loro esperienza e integrazione, cambieremo naturalmente, cresceremo, e la nostra vita rispecchierà in modo naturale questo cambiamento, la crescita che è percorrere il sentiero. Il progresso nel sentiero mostra che la calma e la capacità di agire sono il risultato evidente della saggezza, e la gentilezza amorevole è l’effetto della compassione che fluisce interiormente.

Ma vi sono tanti modi in cui questi indicatori di crescita possono trovare la loro specifica espressione nella vita delle persone, tanti secondo la diversità di ogni singolo individuo. La nostra continua ricerca di qualche ricetta universale che ci dica come dobbiamo pensare e agire – o di una formula invariabile che ci dica come vivere, e che possiamo applicare alla nostra vita senza bisogno di pensare – è un altro dei nostri futili tentativi di evitare di fare scelte consapevoli per noi stessi e accettare la responsabilità delle conseguenze.

Anche se a un certo livello pensiamo e agiamo altrimenti, non c’è modo di evitare l’assoluta necessità di usare la nostra mente e sperimentare la possibilità di cambiarla. Usare la nostra mente significa usare la nostra intelligenza fondamentale ed espandere la nostra capacità di prenderci cura degli altri. Cambiare la nostra mente è cambiarne le idee e ciò significa sperimentare idee nuove e diverse e lasciare che ci pervadano. Trasformeranno il nostro modo di pensare, sentire e agire e questo cambierà il nostro modo di vivere e di sperimentare la vita. Non vi sono ricette o formule che possano farlo al nostro posto.

(Jampa Gendun)
Da Notiziario Siddhi Estate 98

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