Quando l’osservatore è l’osservato – Jiddhu Krishnamurti

Lo spazio è necessario. Senza spazio non c’è libertà. Stiamo parlando di spazio psicologico…

Quando non c’è spazio tra l’osservatore e l’osservato, allora c’è contatto diretto, c’è una relazione completa, per esempio, con un albero. Non c’è alcuna identificazione con l’albero, il fiore, una donna, un uomo. Solo quando non c’è alcuna separazione tra l’osservatore e l’osservato, c’è uno spazio immenso nel quale non esiste il conflitto. È in questo spazio che c’è libertà.

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La libertà non è una reazione. Non potete dire: “Finalmente sono libero”. Nel momento in cui dite di essere liberi, non lo siete affatto, perché in quel momento vi rendete conto di essere liberi da qualcosa e quindi avete creato una distanza tra voi e quel qualcosa. Non è una situazione molto diversa da quella che si crea quando guardate un albero. Avete creato una distanza e in quello spazio si insinua il conflitto.

Ora non dite: “Non capisco”; non serve che siate più o meno d’accordo. Quello che è necessario è che siate in diretto contatto con quello che è. Questo implica il rendersi conto che, in ogni momento, in tutte le vostre azioni c’è separazione tra l’osservatore e l’osservato. In questo spazio tra l’osservatore e l’osservato entrano il piacere e il dolore, il desiderio di arrivare al successo, di diventare famosi e la sofferenza del fallimento. In quello spazio voi non siete in contatto con niente. Contatto e relazione hanno un significato completamente diverso quando l’osservatore è una cosa sola con l’osservato. Allora c’è uno spazio straordinario e c’è libertà.

– Jiddu Krishnamurti –

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Krishnamurti (macrolibrarsi)
https://it.wikipedia.org/wiki/Jiddu_Krishnamurti
https://it.krishnamurti-teachings.info
Aforismi di Jiddu Krishnamurti su Meditare.it
jkrishnamurti.org
 

Commento

I concetti formulati in questi appunti sono un po’ eccentrici e in apparenza contraddittori. Provo a chiarirli meglio ribadendo, peraltro, quanto già riportato: solo quando non c’è più separazione tra osservatore e osservato è possibile constatare la nascita di uno spazio che, di fatto, è libertà e comporta tranquillità di spirito, rilassamento, finanche gioia. Un esempio classico: se osservi il respiro, se c’è sincronia e divieni tutt’uno con esso, d’improvviso si crea uno spazio tra te che osservi e il respiro stesso. Tu mi dirai: ma com’è possibile che si generi spazio se mi sono identificato con quanto stavo osservando? Semplice: mentre l’identificazione inconsapevole dà luogo a dipendenza, annichilazione e sofferenza, quella consapevole crea, di fatto, spazio, ossia quella sorta di libertà – psicologica – appena accennata con tutti i benefici che comporta. Grazie.



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