Il Canto della Meditazione

Hakuin era un uomo di poche parole, un uomo di silenzio. Poteva non parlare per anni, e poi dire una o due parole.

Una volta l’imperatore del giappone lo invitò a tenere un sermone a palazzo. La regine e il re, il primo ministro, gli altri ministri, gli alti ufficiali e i generali, tutti si riunirono con profondo rispetto per ascoltarlo. Hakuin si presentò, si fermò un minuto, si guardò attorno e lasciò la sala. Il re era sconcertato. Chiese al primo ministro: “Che cosa gli è preso? Eravamo venuti per ascoltarlo!”.

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Il vecchio primo ministro rispose: “Questo è il più grande sermone che io abbia mai ascoltato. L’ha pronunciato! Tu gli avevi chiesto di venire e insegnarti il silenzio. E lui l’ha insegnato! E’ stato lì, in silenzio, era silenzio. Che cosa chiedi di più? Che cosa domandi ancora? In quei pochi secondi egli era puro silenzio. Era assoluto silenzio. Era silenzio vibrante, pulsante. Ma tu cercavi di sentire delle parole”.

Ma sul silenzio nulla può essere detto, e tutto ciò che viene detto è sbagliato. Come puoi dire qualcosa sul silenzio? Qualunque cosa tu dica lo renderà falso. Ecco perchè Lao Tzu dice: non si può dire nulla sul Tao – e se si dice qualcosa, nel momento stesso in cui viene detto diventa falso. Il Tao è silenzio, ma non il silenzio di un cimitero. E’ il silenzio di un giardino, dove gli alberi sono vivi e respirano, eppure c’è completo silenzio.

Non è un silenzio morto, è un silenzio vivo. Ecco perchè Hakuin ha chiamato questo canto: Canto della Meditazione.

Buddha dice: mi avvicino alla realtà non credendo, ma vedendo. La sua religione è stata definita “ihi passika” : “vieni e vedi”, non “vieni e credi”. Buddha dice: “vieni e vedi, ihi passika”. E’ qui, presente, devi solo venire e vedere. Non ti chiede di credere.

Egli è l’unico grande maestro al mondo che ha abbandonato la professione di fede e lasciandola cadere ha trasformato la religione da una cosa molto infantile a una molto matura. Con Buddha la religione è diventata giovane. Prima era infantile. Era una sorta di credo, il credo è superstizione, è frutto della paura.

Il credo è cieco. Buddha ha dato gli occhi alla religione.
Egli dice: se vedi non c’è alcun bisogno di credere.
Quando hai visto non c’è credo, c’è conoscenza.



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