Dove potrà posarsi la polvere? – Roland Yuno Rech

Durante zazen ritorniamo costantemente alla concentrazione sulla postura: il mento rientrato, la nuca e la colonna vertebrale tese. Istante dopo istante ritorniamo alla concentrazione sull’espirazione lunga, profonda: è la base della nostra pratica. A partire da questa pratica di base, due sono i punti importanti: la vigilanza e l’osservazione. Non dobbiamo lasciare che lo spirito si offuschi, che cada nel torpore. Dobbiamo invece rimanere costantemente presenti, attenti a ciò che è, e quasi simultaneamente, subito dopo, lasciare la presa, non ristagnare su ciò che si è visto, cioè permettere allo specchio di zazen di rimanere chiaro, di continuare a funzionare come uno specchio, non conservando tracce di ciò che è stato osservato.

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Su questo argomento, ci sono i due poemi di Eno e di Jinshu, discepoli che sono stati messi in contrapposizione, quando in realtà erano invece complementari. Jinshu aveva detto: “Il corpo è l’albero del risveglio; lo spirito un vasto specchio. Dobbiamo costantemente spolverarlo per non lasciare che la polvere vi si depositi sopra”. Questo primo poema esprime quella che chiamiamo pratica graduale. Gradualmente, regolarmente, costantemente pulire lo specchio, abbandonare i bonno, lasciare la presa. Eno, invece, aveva scritto: “Il risveglio non è un albero. In ku, nella vacuità, non c’è specchio. Dove potrà posarsi la polvere?” Egli avrebbe potuto dire, ancora più radicalmente: “Non c’è polvere”.

Invece di opporre queste due comprensioni, dobbiamo renderci conto che sono complementari. E’ proprio perché lo specchio è vuoto che la polvere non ha sostanza, che gli attaccamenti sono, in fondo, vacuità. Quando si pratica la concentrazione sulla postura e sulla respirazione tutto scompare, proprio perché non c’è sostanza. Attraverso la concentrazione sulla postura e sulla respirazione, lo spirito ritrova naturalmente la sua vacuità originaria, ridiventa naturalmente un vasto specchio puro. In questo specchio possiamo osservare la vacuità di tutti i nostri attaccamenti. Così, la pratica e la vita diventano leggere, libere e senza ostacoli.

Eno (638-713) – Roland Yuno Rech
Insegnamento nel dojo di Nizza del Maestro Roland Yuno Rech
kusen di mercoledì mattina 28 gennaio 1998
Traduzione Anna Avagnina
 

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