Nell’eterno presente – Arnaud Desjardins

… È in questo, essenzialmente che consiste l’ignoranza, che gli orientali dicono essere la sorgente di tutti i mali. Noi ci sbagliamo e crediamo in un mondo solido e tangibile. Questa ignoranza ha come immediati corollari, l’attaccamento e la dipendenza. Noi vogliamo poter contare su ciò che ci importa, noi vogliamo che i nostri beni siano durevoli, sia che si tratti delle gomme dell’auto o di un paio di scarpe. Noi vogliamo che certi istanti benedetti si prolunghino per l’eternità. Noi vogliamo che gli esseri che ci circondano rimangano gli stessi. Questo costituirebbe certamente un mondo rassicurante, ma non è così: nulla resta mai identico a sé stesso e di conseguenza l’adattarsi perfettamente alla generale impermanenza, è la condizione sine qua non di una felicità e di una pace che sono – esse – durevoli. …

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Non occorre una preparazione particolare per constatare che le persone invecchiano e che le foglie degli alberi cadono, ma in un certo stato di coscienza o di visione della realtà è possibile percepire che tutta la creazione è in movimento, percepire la morte e la nascita simultanee di ogni elemento che compone ogni oggetto e ogni persona. Questa esperienza si situa al di là del tempo, nell’eterno presente, poiché qualunque durata di qualunque cosa ne è scomparsa, il tempo non esiste che per colui che dimora, per colui che crede di rimanere, di dimorare, di essere sempre uguale a sé stesso, per colui che crede che le cose rimangono fisse intorno a lui: io sono stato, sono, sarò.

(Da: ”Diventare ciò che siamo” – Arnaud Desjardins)

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