Sconfiggere la paura, il panico … – Mooji

[Mooji] Tu sei quello che comanda, la mente è tua servitrice: ecco la giusta relazione. A volte dico: “Non cercare di fermare i pensieri, dà loro campo libero per esprimersi completamente, ma non identificarti”. Provaci! Sii lo spettatore dei pensieri, che vanno da soli.

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Dici: “Non ho ordinato tutto questo menù di pensieri”, I pensieri arrivano, ma tu sei presente, tutto qui. Poi qualcosa va in panico e oppone resistenza fornendo altro carburante a quel fuoco. A volte, sembra che, alcuni aspetti negativi della mente tendano a crescere quando c’è una resistenza. Osserva, con consapevolezza, non dire: “Voglio fermare i pensieri”, anche se all’inizio tale desiderio è normale, se però si presenta, che finisca nel fuoco, come tutto il resto e stanne fuori più che puoi. Forse ti sembrerà: “Mio Dio, è anche peggio, non ce la faccio. Ne verrò travolta”, bene, lasciati travolgere del tutto e di’: “Va bene, travolgimi, però mi è concesso solo di osservare, non di interpretare o di giudicare, se è questo che viene tirato a galla”.

L’energia sale in modo che tu riconosca: “Si, sono io e vorrei fermare tutto”, il fuoco ora sta crepitando ed è un grande falò, ma permetti che accada e restane fuori; resta nella tua neutralità. All’inizio, forse ti sembrerà impossibile, ma poi ti accorgi che pure la voce che dice ‘impossibile’ è legna da ardere. Resta lì e osserva, non tentare di impedirlo. Puoi dire: “Dai, colpisci più forte che puoi, distruggi il mio mondo”. A volte all’inizio, l’indagine viene usata più come un calmante o come antidolorifico, per cui, non è ancora autentica, è una sorta di richiesta di aiuto. Io non voglio che cerchi soccorso, altrimenti ti metterebbe subito nella posizione di vittima. Capisci? Tu sei gli occhi che guardano e il corpo percepisce. Lascia che percepisca la presenza energica della paura e dell’agitazione, e trova la tua pace lì in mezzo.

Come hai intenzione di farlo? Essendo priva di desidero. Non dire: “Basta, vorrei che finisse!”. Non desiderare che cessi, lascia che sia lì, come se fossi solo in visita, attraverso gli occhi. Vivi solo attraverso i tuoi occhi e di’: “Va bene, continuate a manifestarvi” e resta ad osservare il crepitio. Va tutto bene. Solo così puoi venirne fuori. Qualcosa salta fuori da questa esperienza e non è solo un modo per cercare di spegnere il fuoco, sei semplicemente consapevole di te stessa, non di ciò che accade, perché è lì che va l’energia. Continuiamo a cambiare la situazione; vuoi cambiarla ed è solo una proiezione. Quindi, non cercare di cambiare la situazione né chi osserva. Non provare a cambiare nulla, sii solo presente, ma senza identificarti e dai via libera alla sensazione.

Se non altro, resta dove ti chiedi: “Cosa sto cercando di salvare, qui? “Cos’ho paura di perdere?” e forse individuerai la minaccia. La mente deve ricattarti in qualche modo, scopri di che si tratta, di solito è la paura di perdere coscienza, di non esistere più: “Forse questo annullerà la mia esistenza”, per cui, diventi una mercante. A volte succede qualcosa interiormente, come è successo qui (a me), che afferma: “Anche se dovesse significare la fine di questa vita, sono pronto: vai”. Questo perché io ho trovato qualcosa e allora dici: “Se riesci, rimuovi tutto”, piuttosto che vivere il resto della vita sotto le minacce della mente. Si è presentato qualcosa di straordinario, che ci appartiene. Ritengo che la vita umana sia propizia per giungere adesso a questo riconoscimento: “Cosa mi sforzo così strenuamente di preservare? “Ora mi apro all’infinito. Avanti, che succeda!”.

Non è questo che ha fatto Ramana? Da ragazzo, stava facendo visita a suo zio, aveva diciassette o forse sedici anni e mentre era là, da solo in una stanza, ha avuto un attacco di panico. In quel momento ha pensato: “Sto per morire”, era certo di morire. Stando in quello stato, in qualche modo ha pensato, (se cresci in India, vedi molti cadaveri) allora ha detto: “Bene, voglio collaborare con la morte”, per cui, si è disteso come un cadavere e sentiva davvero che la morte stava arrivando: sentiva quell’oppressione, ma qualcosa in lui, non partecipava all’esperienza. Ecco cosa ha realizzato in quel momento, e ha detto: “Se sto per morire, non voglio perdermelo. “Voglio vedere che succede finché non si spengono le luci”. Le luci non si sono spente, anzi, ha scoperto che c’è un potere.

Percepiva tutta la presenza del suo essere: non era in pericolo, non stava morendo. Forse il corpo stava diventando blu o qualcosa del genere, ma esisteva anche qualcos’altro, che non era coinvolto in quel processo. Ci voleva lo shock di questa esperienza, per scacciare da lui la paura della morte, per sempre. Quello è stato il momento del suo risveglio. Poi, una cinquantina di anni più tardi, il suo corpo fisico è morto. Molti si chiedo: “Dov’è adesso? In quale condizione si trova?”. In realtà, aveva sconfitto la morte, l’aveva accolta, ha detto: “Bene, se è quello che mi spetta, allora voglio vedere cosa succede. “Se il corpo dovesse prendere fuoco per combustione spontanea “e rimanessero solo i calzini, “allora voglio vedere cosa accade fino all’ultimo momento”.

Puoi avere questo atteggiamento con la paura. Ti svegli la mattina e comincia lo spettacolo: ti trovi in questo stato e tu di’: “Va bene, andiamo avanti, così sia”, invece di dire: “È un altro giorno atroce. Vorrei finisse tutto questo. “Forse mi serve una vacanza. Devo andare in India, a qualche satsang”. Resta nel momento e basta. Di’ :”Forza, avanti, che succeda!”. Non posso sollecitarti a farlo in modo più diretto. Lascia che ti attraversi, non attraversarlo tu.

[Interl.] Mi viene da nascondermi, rannicchiarmi.
[Mooji] Proprio nascondendoti, gli dai energia, perché stai mendicando pietà per te stessa. A volte preghiamo la mente: “Per favore sii buona oggi; “ti prego non evidenziare le mie magagne”. Chiedere pietà alla mente non costituisce una buona relazione. La relazione non è corretta, perché il capo sei tu, la mente e la tua servitrice: ecco la relazione corretta. È così che puoi venirne fuori.

– Mooji –

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