“La freccia avvelenata” (parole del Buddha)

Il Buddha sedeva nel parco quando s’avvicinò il giovane Malunkyaputta, che aveva di recente lasciato la vita mondana e non riusciva a capire come mai il Buddha lasciasse inspiegati così tanti problemi filosofici: il mondo è eterno oppure no? L’anima è separata dal corpo oppure no? Un risvegliato esiste dopo la morte oppure no? Pensava tra sé: “Se il Buddha non mi dà queste spiegazioni, io rinuncerò a questo addestramento e ritornerò alla vita mondana”.

Buddha

Quando pose le sue domande al Buddha, questi rispose, “Ti ho mai promesso che pur abbracciando la vita religiosa avresti capito queste cose? È come se un uomo fosse stato ferito da una freccia avvelenata e i suoi amici, parenti e compagni volessero chiamare un chirurgo per guarirlo e lui dicesse: ‘Non mi farò estrarre questa freccia finché non saprò chi mi ha ferito, di che casta sia, quale sia il suo nome, se è alto, basso o di altezza media, di che colore sia la sua pelle, da dove sia venuto; e poi, con che genere di arco io sia stato ferito, di che cosa sia fatto, se la freccia è stata confezionata con piume di avvoltoio, oppure d’airone o di falco’”.

“Che tu creda che il mondo sia eterno oppure no, Malunkyaputta, non cambia il fatto che tutti gli esseri sono soggetti a nascita, vecchiaia, morte, dolore, sofferenza, dispiacere e disperazione, tutte cose che possono essere estinte in questa stessa vita! Io non ho spiegato queste altre cose perché non sono utili, non portano alla tranquillità e alla cessazione della sete di sensazioni. Quel che io ho spiegato è, invece, il dolore, la causa del dolore, la cessazione del dolore ed il percorso che porta alla cessazione del dolore. Perché questo è utile, porta al non-attaccamento, all’assenza di passione, alla conoscenza perfetta.”

Così parlò il Buddha e con gioia Malunkyaputta plaudì alle sue parole.

(Majjhima-nikaya, 63)

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