Fare esperienza – Ezra Bayda

“Che cosa si intende esattamente per fare esperienza? […]
Dobbiamo imparare che cosa significa dall’interno, come realtà vivente. Inizialmente possiamo equipararlo al rivolgere la consapevolezza a specifiche sensazioni […].
Ma fare esperienza non può limitarsi alle singole sensazioni, benché solo partendo da questa estremità del continuum di consapevolezza possiamo iniziare ad accostarci alla profondità e all’ampiezza potenziali di questo processo. […]

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Lo scopo è espandere la consapevolezza, basata sulla realtà fisica, e mantenerla senza abbandonarsi di nuovo al pensiero. […] Forse, a un certo punto, farete esperienza di un vero e proprio salto nello spazio del ‘testimone’ in cui non ci si identifica più soltanto col senso dell”io’, l’orientamento a noi più familiare.

Nel contenitore più ampio della consapevolezza del testimone c’è un’intensa sensazione di presenza che, tuttavia, non è rivolta ad alcun oggetto specifico. La consapevolezza si sposta semplicemente su qualsiasi cosa compaia nel campo sensoriale e percettivo. La necessità di dirigere intenzionalmente la consapevolezza […] viene superata. La consapevolezza si sposta da un punto focale all’altro, spesso essendo contemporaneamente presente a diversi aspetti. Senza cercare di eleggere nessuno di quegli aspetti a punto di riferimento, siamo testimoni del mondo sensoriale da una prospettiva lucida, attenta. Questo è ‘fare esperienza’. […]

In senso generale, non c’è nessun testimone, esattamente come non c’è nessun osservatore. […] L’osservatore è una descrizione dello stadio in cui si comincia a osservarsi come dall’esterno, e in cui permane un forte senso del ‘sé in quanto agente dell’osservazione. Avvicinandosi allo stadio del testimone, si prova un senso di acquietamento e di spaziosità, mentre la percezione di un ‘sé’ che funge da testimone è meno presente. Non che si frapponga una qualche distanza tra noi e l’esperienza. Di fatto, nella consapevolezza del testimone, avvertiamo un’intensa sensazione di presenza e di connessione. […]

Più sperimentiamo, meno siamo catturati dai pensieri. […]
Perché, seduti in meditazione, è così difficile stare semplicemente nel corpo? A che cosa opponiamo resistenza? Dobbiamo rispondere con onestà. […]
Non ci è stato insegnato a fare esperienza, a essere presenti, ad abitare il mondo sensoriale. La maggior parte della nostra educazione convenzionale comporta la coltivazione del processo del pensiero. […]
Inoltre, quando ci consentiamo di stare nel momento presente, spesso la cosa non ci piace neanche un po’. Ci tocca entrare in contatto col rumore di fondo che io chiamo il fremito ansioso dell’essere. Possiamo avvertire vaghe sensazioni di inconsistenza o una pozza di disagio al centro del nostro dolore non sanato. Fare esperienza di luoghi simili susciterà quasi sempre la nostra resistenza […]. Sfuggiremo all’instabilità per far ritorno al conforto fittizio dei nostri pensieri. […]

Con la pratica del fare esperienza è possibile continuare a provare una certa angoscia senza essere angosciati. Non ci si identifica più con ‘io’ o con ‘la mia angoscia’, ma col più ampio contenitore di consapevolezza che chiamiamo testimone. Da questa maggiore spaziosità deriva una quiete in cui è possibile fare esperienza di ciò che sta succedendo. […]

Che dire delle volte in cui riusciamo effettivamente a stabilizzarci nella meditazione? Che dire dei momenti in cui facciamo esperienza delle piacevoli sensazioni di quiete, calma e chiarezza? Perché non ci rimaniamo? Perché abbandoniamo il momento presente quando sembra felice? Talvolta l’allontanamento dal momento presente è molto netto e rapido, come se il momento presente fosse pericoloso. Qual è il pericolo? Quando stiamo nel momento presente, meno coinvolti dai pensieri, c’è un’attenuazione del senso dell’io. Non sentirsi più sul terreno conosciuto dell’identità personale può davvero sembrare pericoloso. Più allentiamo la presa, più forte è il senso di inconsistenza. […]
Sto parlando del tranquillo sforzo di coltivare la disponibilità a essere semplicemente nell’esperienza della nostra vita così com’è”.

(Da: Essere zen – Ezra Bayda)

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Ezra Bayda (macrolibrarsi)
https://en.wikipedia.org/wiki/Ezra_Bayda
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