Gli occhi ben aperti- Alejandro Jodorowsky

Un discepolo chiese al suo maestro: «Maestro, come raggiungere l’illuminazione?»

«È molto semplice» rispose il maestro. «Per raggiungerla, devi fare esattamente quello che fai ogni mattina per far sorgere il sole.»

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Perplesso, il discepolo si grattò il capo chiedendosi che cosa potesse mai fare lui per far sorgere il sole.

Dopo lunga riflessione, arrivò alla conclusione che, in fondo, non faceva assolutamente nulla.

«Ma allora, a che scopo studiare la calligrafia, il karate, il kendo, il tiro con l’arco, l’ikebana, la preparazione dei bonsai e tutto il resto?» chiese al maestro. «A che serve tutto ciò?»

«Affinché, quando il sole sorge, tu abbia realmente gli occhi ben aperti.»

Dobbiamo prestare grande attenzione a quello che siamo realmente.
Essere coscienti del sole che ci portiamo dentro.
Per raggiungerlo, dobbiamo lavorare intensamente e profondamente, praticare molti esercizi per sviluppare l’attenzione e la concentrazione.

L’atto di risvegliarsi significa essere svegli davanti al proprio sole.
Ecco perché si lavora tanto: per lasciare che le cose si manifestino da sole.

Che cosa fai per sviluppare l’attenzione in te stesso?
A mio giudizio, esistono due strade da seguire simultaneamente.

La prima consiste nello sviluppare l’attenzione verso se stessi.
Lavorare su se stessi finché non si raggiunge il vuoto. Quando lo si è ottenuto, l’Universo si manifesta in noi. Nel corso di questa pratica si ampliano, si approfondiscono, si intensificano, si meditano, si lavorano le proprie idee, i propri sentimenti, i propri desideri e la propria vita materiale.
Si lavora per raggiungere il vuoto.

Simultaneamente, nel rapporto con l’esterno si lavora per l’unione, allo scopo di raggiungere la pienezza personale.
Vale a dire, per dissolversi nella totalità.
Questa è la seconda strada.

La meditazione consiste dunque nell’essere la totalità e la vacuità, nell’essere tutto e nell’essere nulla.

Se si lavora tanto è, da un lato, per unirsi alla Totalità, totalità dell’Essere, della manifestazione e della non-manifestazione, e dall’altro, per raggiungere il nostro vuoto essenziale che è questa stessa Totalità.

Ecco l’illuminazione.
È semplice e difficile allo stesso tempo.

(Da: “Il dito e la luna. Racconti zen, haiku, koan”, Alejandro Jodorowsky)

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