Battiato e la meditazione

“E’ di importanza vitale. Dalla meditazione ho avuto un grande vantaggio. Non potrei più vivere senza”.
 

Il metodo

“A poco a poco, dai mistici indiani al buddismo tibetano, dal sufismo al sistema analitico di Gurdjieff, sono arrivato a un metodo più personale. Noi viviamo spesso nella mente e non sentiamo il corpo. Immagina di camminare per strada, e invece di essere completamente preso dai tuoi pensieri come spesso succede, immagina di sentire ogni singola parte del tuo corpo: un controllo totale”.

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«Medito tutti i giorni, all’alba e all’imbrunire».
«Io sono nato nel 1945, ma la mia vita ha iniziato a definirsi tale quando ho scoperto la meditazione, nei primi anni Settanta. La pratico due volte al giorno, come gli Egizi. Cambio orario a seconda della stagione. Comunque, non sono regole fisse, se ho degli impegni la sposto. Ma mai rinuncerei, per me è diventata una cosa indispensabile, non potrei vivere senza».
«La mia è una meditazione personale. Negli anni ho letto e raccolto tutte le indicazioni possibili. Poi ho scelto la mia linea personale. Medito dai quaranta ai cinquanta minuti. Quando ho iniziato, negli anni ’70, impiegavo mezz’ora a rilassare tutto il corpo. Oggi in una frazione di secondo riesco a ricollegarmi con tutto il lavoro che ho già fatto. Se ci sono alcune parti che si devono sciogliere, se sei pieno di nodi, è difficile cogliere qualcosa. È l’eterna lotta tra il sì e il no. All’inizio il corpo, non essendo ammaestrato, ha le sue necessità, non vuole stare fermo in quella posizione, ti suggerisce scuse di tutti i tipi, impegni immaginari, impegni che non si possono rimandare. Invece, è tutto rimandabile».
«Ho iniziato per necessità, per problemi esistenziali. Una persona a un certo punto della vita si ferma e cerca di capire: perché fai così? Avevo 24 anni. La politica non mi ha mai interessato. Con il movimento non ho mai avuto contatti. Ho ancora un senso di notevole sgradevolezza se ripenso alle occupazioni, alle aule magne con molti che poi ho scoperto terroristi. Già allora avevo capito che si impegnano molte più energie nelle faccende effimere che in quelle serie».
«Più in alto vai più la materia si fa leggera, più hai la percezione di mondi delicati e sottili. Devi lasciare fuori le grossolanità e un certo genere di pensieri. Alcune sensazioni, un litigio, una guerra contaminano e i tuoi sentimenti sono tirati giù, verso il basso».

«Non viviamo nell’inconscio collettivo».
«Pensate alla vostra evoluzione e conoscete voi stessi attraverso la meditazione, scoprirete le infinite possibilità dell’essere umano».
«Noi esseri umani siamo fatti per meditare e solo attraverso l’elevazione spirituale possiamo staccarci dalla nostra corporeità, raggiungendo la coscienza e non vivendo più nell’inconscio collettivo».

“Nel 1979 ho cominciato a interessarmi alla spiritualità e alla meditazione. Con la meditazione ho imparato che chiudendo gli occhi ed escludendo tutto il mondo esterno si inizia a vedere sul serio, a vivere sul serio”.
La meditazione è uno stato semplice. Ma stare nella semplicità non è cosa facile: temiamo la solitudine; addirittura i pensieri sono rumorosi – ce ne accorgiamo tacendo. Occorre allora cercare lo spazio tra un pensiero e l’altro, con disciplina”.
“Senza il passaggio alla meditazione non si può arrivare a niente. Tecnicamente, per entrare nel sacro devi abbandonare il pensiero materialistico. Bisogna arrivare alla chiarezza della visione. Haiku esprime abbastanza bene la dimensione meditativa, attraverso l’esperienza del silenzio, interessantissima. Quando la provi, non puoi più tornare indietro”.

“Lo studio sul cosiddetto Sé è lungo e vario, perché ogni scuola ha una sua regola. Diciamo che è un po’ come imparare a suonare il pianoforte: solo che la scuola preparatoria di pianoforte e gli esercizi adatti sono più noti di quelli necessari per lo studio del proprio corpo. […]
La meditazione è uno studio simile a quello di uno strumento. Bisogna arrivare a una conoscenza pragmatica e progressiva delle parti del proprio corpo. Si realizzano esercizi di attenzione sugli arti, si approfondisce il proprio Sé, si esercita un’attenzione costante su ogni particolare della vita quotidiana, anche su quelli apparentemente meno importanti. Diventa importante essere coscienti dell’apertura di una porta o del fatto di tenere in mano la cornetta del telefono, avere una doppia coscienza quando si parla, essere coscienti di essere, di quello che si dice, dei gesti che accompagnano le azioni. Tutto questo è puro addestramento, un piccolo gioco rispetto alla coscienza di sé: sono piccoli esercizi che portano a giocare con il corpo, come succede con uno strumento. Questa preparazione serve alla meditazione. Quando ci si mette in uno stato meditativo, bisogna avere tutti i muscoli del corpo rilassati. Tutti i giochini descritti servono a fare in modo che il controllo del proprio corpo sia avanzato, libero da qualsiasi tensione, muscolare o di altro genere. A quel punto la meditazione può cominciare da una base dignitosa. La meditazione è uno stato di assoluto rilassamento. Ci sono persone che riescono a fermare anche i pensieri, ma questo non è importante. È invece importante allontanarsi dal circolo meccanico dei pensieri: esserne fuori, osservarli come si osserva un fiume senza farsi trascinare dalla corrente. Da quel punto in avanti, per ogni persona che si appresta a fare meditazione, il campo metafisico di questa frequenza cambia”.

(Da: Il pensiero di Franco Battiato)

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– Franco Battiato (macrolibrarsi)
https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Battiato
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