Io sono niente

Era Yom Kippur, giorno considerato il più sacro e solenne del calendario ebraico, totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza. In questo giorno molto importante, un rabbino, mentre celebrava la festività, guardava la Torah, la sacra Torah esposta nella sinagoga. A un tratto lo prese un’ispirazione …

Cominciò a battersi il petto, dicendo: «Io sono niente, io sono niente, oh io sono niente». Lì accanto c’era il cantore. Il cantore è colui che legge i rotoli durante le funzioni. Vedendo il rabbino comportarsi così, s’avvicinò ai rotoli e prese a battersi il petto anche lui, dicendo: «Io sono niente, io sono niente, oh io sono niente». E c’era anche lo scaccino, che spazzava il pavimento.

Osservò quel che facevano gli altri due, si avvicinò ai rotoli e incominciò a percuotersi il petto dicendo: «Io sono niente, io sono niente, oh io sono niente». Il rabbino lo guardò per un po’ e poi si rivolse al cantore: «Guarda un po’… e questo qui, chi crede d’essere?».

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