In Principio …

La meditazione è anche una via per tornare a casa. Siamo sulla strada del ritorno, del ritorno al Principio. Ma cos’è il Principio? C’era qualcosa prima del Principio? Ecco alcune testimonianze tratte da libri antichi e testi sacri:

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“A quel tempo non era esistenza, non era non-esistenza. Non era la regione della luce, non lo spazio (vyoman) che è al di là. Cosa attorniava? Dove? Sotto la protezione di chi? Quale acqua era lì, profonda, incommensurabile?

A quel tempo non era morte, non immortalità. Non era distinzione tra notte e e giorno. L’Uno respirava, seza alito, solo. Oltre a ciò nulla era al di là.

All’Inizio era la tenebra nascosta dalla tenebra. Tutto questo era acqua senza distinzione. L’Uno che era coperto dal vuoto emerse attraverso la potenza del calore-di-austerità.

All’Inizio il desiderio, primo seme della mente, spuntò in Questo. Poeti-veggenti, cercando nel proprio cuore con saggezza, trovarono il legame dell’esistenza nella non-esistenza.

Il loro raggio [di visione] si protese [su esistenza e non-esistenza]. Forse c’era un sotto, forse c’era un sopra. C’erano datori di seme; c’erano poteri: sforzo sotto, donazione di sé sopra.

Chi conosce la verità? Chi dichiarerà qui da dove viene questa nascita, da dove la creazione? Gli dei apparvero in seguito, con la creazione di questo [mondo]. Chi sa dunque da dove sorse?

Da dove sorse questa creazione, sia che fosse creata da sé sia che non lo fosse? Colui che guarda dal più alto dello spazio, certamente lo sa. O forse no.”

(Rig-Veda X, 129.1-7)
 

“All’inizio questo mondo era soltanto il Sé sotto forma di Persona cosmica. Guardandosi intorno, non vedeva altro che se stesso. Egli disse perciò dapprima: “Io sono”. Così sorse il nome io. Perciò ancor oggi quando qualcuno ci rivolge la parola noi diciamo “io sono” prima di pronunciare il nostro nome.”

(Brihad-Aranyaka Upanisad)
 

“Dai tempi antichi tutto quanto è in virtù dell’Uno…
Il Tao generò l’Uno;
l’Uno generò il Due;
il Due generò il Tre;
il Tre generò le innumerevoli creature.”

(Lao Tzu)
 

“In principio era il Verbo (o Parola o Logos)
e il Verbo era presso Dio
e Dio era il Verbo.
Questi era in princio presso Dio.
Tutto per mezzo di lui fu fatto
e senza di lui on fu fatto
assolutamente nulla
di ciò che è stato fatto.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
e la luce nelle tenebre brilla
e le tenebre non la compresero.”

(Giovanni 1,5)
 

“Non intendono gli uomini questo Logos che è sempre né prima di udirlo né quando una volta lo hanno udito, e per quanto le cose si producano tutte seguendo questo Logos, è come se non ne avessero alcuna esperienza, essi che di parole e di opere fanno pure esperienza, identiche a quelle che io espongo distinguendo secondo la sua natura ogni cosa e mostrando come è: ma agli uomini sfugge quello che fanno da svegli, e di quanto fanno dormendo non hanno ricordo.”

(Eraclito, frammento I)
 

Sempre dai Veda:

«Prajapati vai idam agre aseet
Tasya vag dvitiya aseet
Vag vai paramam Brahma»
traduzione:
«In origine era Prajapati (Dio)
e il Verbo era presso di Lui
e il Verbo stesso era veramente il Supremo Dio.»
 

“Secondo i Veda (le più antiche e autorevoli scritture induiste), inizialmente Dio era privo di attributi (Nirguna Brahman), senza forma, senza nome, pieno, completo, beato, senza dualità, Unico. Tuttavia, proprio perché la molteplicità non esisteva, Egli non poteva fare esperienza di Sé: come poter sperimentare l’amore, se non sussistono un amante, un amato e l’atto stesso dell’amare che collega i due? Così, per potere sperimentare Sé stesso, espresse il primo desiderio: “Io sono Uno; diverrò i molti”. Questa volontà assunse la forma di suono: AUM, appunto. Dall’elemento suono scaturì tutta la manifestazione: Ishvara (Dio con attributi: il Signore, il Demiurgo), il tempo, i cinque elementi, i tre guna, i diversi piani dell’esistenza, l’universo intero e le infinite anime individuali.”
 

Commento:

Il principio, semmai ci sia stato, è sempre (eternamente) presente, qui, ora … L’uno, il molteplice, sono solo nostri modi d’interpretare la realtà. Nell’uno è già contenuto il molteplice, altrimenti non sarebbe uno, e viceversa.

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