Chi ben comincia è a metà del cammino

Buddhista del sec. VII d. C., Shantideva è autore della “Bodhicaryavatara” (“Introduzione alla pratica del risveglio”). Egli si era battuto per una spiritualita’ più aperta, meno rigida e chiusa sulla perfezione del proprio io, di quanto si andava allora affermando nel buddhismo. Ecco alcune espressioni bellissime dell’autore sull’amore per il prossimo:

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  • Questi occhi, che non sono più miei, non debbono più vedere il mio proprio interesse.
  • Queste mani, che sono ora di altri, non debbono più fare il mio proprio interesse ….
  • Io appartengo ad altri! Questa deve essere la tua convinzione, o mio cuore!
  • Tu non devi avere ormai altro pensiero, se non il bene di tutte le creature
    (R. Gnoli, Testi buddhisti in sanscrito)

Pur nella diversità delle motivazioni, e’ straordinario segnalare tanta sensibilità – e, di conseguenza, compassione – nei confronti del prossimo. Questo desiderio del bene dell’altro nasce da una religiosità relativamente lontana dalla nostra, eppure in segreta sintonia. C’è un filo d’oro che unisce spesso chi cerca la “verità” – o l’illuminazione spirituale – con cuore sincero.

Scriveva ancora Shantideva: “Per lenire il mio dolore e quello degli altri, io dono agli altri me stesso”.

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