Sull’Azione – Mère (Conversazioni)

[ … ] dovete riuscire ad agire senza avere alcuna preferenza, indipendentemente da ogni attrazione o affinità, basandovi soltanto sulla Verità che vi guida. E dopo aver scelto, secondo la Verità, l’azione da compiere, dovete eseguirla senza alcun desiderio. Se vi osservate attentamente, notate che prima di poter agire dovete sentire uno slancio interiore, un qualche cosa che vi spinge.
Nell’uomo comune, questo slancio è generalmente il desiderio.
Ora, il desiderio dev’essere sostituito da una visione chiara, precisa e costante della Verità.
(Mère-Conversazioni – 21 Dicembre 1950)

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Ah ! Dal punto di vista pratico bisogna essere in uno stato di silenzio interiore, con una attività mentale esclusivamente occupata a formare la cosa che volete fare, il progresso che volete compiere, cioè la costruzione mentale di cui avete bisogno per il vostro lavoro.
E le vostre qualità di osservazione, è preferibile infinitamente – potrei dire assolutamente indispensabile – utilizzarle per osservare il vostro campo d’azione, i procedimenti che usate per la vostra azione, i risultati che sono ottenuti, il principio che voi potete estrarre da questa esperienza, la conoscenza che potete ottenere, infine tutte le cose … ma non questo ritorno su se stessi e il lasciarsi fare. Quello che è pericoloso, è questo movimento di prendere se stessi come oggetto di osservazione. E questo causa sempre delle sgradevolezze, talvolta molto serie. Ebbene, la maggior parte delle persone passa il suo tempo a guardarsi fare, a guardarsi vivere, e questo le rende molto … quello che in inglese si chiama self-conscious (a disagio – ndr), cioè al posto di essere sinceramente dentro a quello che fanno, ed esclusivamente in ciò che fanno, essi si guardano fare e si apprezzano o si disprezzano a seconda della natura che hanno. Ci sono delle persone che si guardano agire con una grande compiacenza e una estrema soddisfazione, che pensano di essere veramente molto notevoli. Ci sono delle persone che, al contrario, hanno lo spirito critico, che passano il loro tempo a criticarsi – tutto il tempo. Ebbene, uno non è migliore dell’altro. Essi sono ugualmente negativi. La cosa migliore è di non occuparsi di se stessi. Se si ha un lavoro da fare, è meglio occuparsi del proprio lavoro, e naturalmente del modo migliore per farlo. Questo va sempre bene, ma non di … se lo si fa bene o se lo si fa male – guardarsi farlo, e giudicarsi, questa è la cosa inutile.
Scoprire come fare il lavoro, e qual è il modo migliore per farlo è molto utile. Ma guardarsi farlo e ammirarsi o disprezzarsi, non è la cosa migliore, non è solo inutile, ma è nefasta.
(Mère- Conversazioni-19 gennaio 1955)

– Mère ( La madre) – Mira Alfassa –
 

Commento

In pratica Mère suggerisce di non rimanere in disparte, di diventare tutt’uno con ciò che si sta facendo, ossia immergersi nell’azione. Per assurgere alle vette di consapevolezza più ardite è indispensabile simultaneità. Quando il senso di separazione si attenua, si affievolisce, solo allora la consapevolezza si espande sino a comprendere l’insieme, la totalità. Ovvio che questo è solo uno dei cammini possibili, secondo Mère il meno penoso. L’alternativa sarebbe osservarsi, sin dal principio con distacco. Per concludere, è sufficiente un esempio banale, la corsa. Quando colui che corre si concentra del tutto nel suo impegno, allora la corsa, il percorso, l’ambiente circostante e, per  astrazione, l’intero universo diventano un unico coerente accadimento.

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https://it.wikipedia.org/wiki/Mirra_Alfassa
Fonte



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