“Relatività” della coscienza – C. G. Jung

– FREUD SI SBAGLIAVA SULL’INCONSCIO – JUNG E LA NEUROSCIENZA LO CORREGGONO –

«La psiche conscia nasce da una psiche inconscia che è anteriore alla coscienza e che continua a funzionare sia unitamente sia malgrado la coscienza.»
(C. G. Jung – Coscienza, Inconscio e Individuazione – 1939)

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« (…) Jung elabora il concetto di “relatività” della coscienza, poiché mette meglio in luce come essa possa avere diversi gradi di intensità e di estensione e come la sua attività sia intermittente e discontinua, mentre l’attività dell’inconscio è costante nel tempo, in quanto, anche in stato di veglia, continua a tessere, per così dire, “il suo perpetuo sogno”.

In armonia con questa immagine è la concezione che l’inconscio non sia, come pensava Freud, un sottoprodotto della coscienza, bensì la sua matrice: è nella sua oscura profondità che si accende la luce della coscienza.

(E’ incredibile quanto l’intuizione di Jung abbia precorso le moderne ricerche neuro-scientifiche. Per Panksepp, ad esempio, la coscienza non ha origine nella corteccia cerebrale, dove afferiscono le terminazioni nervose dei nostri organi di senso, ma in una sfera molto più profonda e arcaica del sistema nervoso: l’area perii-acqueduttale del tronco encefalico, sede anche dei processi affettivi.

Secondo quest’autore, una persona che subisse delle lesioni degli emisferi cerebrali conserverebbe una forma di coscienza di sé, mentre un grave danno in quest’ultima sede la ridurrebbe in uno stato vegetativo.).»

(Dalla prefazione di Elena Caramazza al “Le Conferenze di Basilea, 1934 – Introduzione alla Psicologia Analitica”, pubblicata in forma privata e non disponibile ancora al pubblico, da Magi Edizioni, p.11)

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