Un Buddha sarà sempre frainteso? – 1 (Osho)

È assolutamente inevitabile che un Buddha venga sempre frainteso? – Prem Mandira, sì, è assolutamente inevitabile; non può essere altrimenti: è inevitabile che un Buddha sia frainteso. Se un Buddha non fosse frainteso, non sarebbe affatto un Buddha. Come mai accade? Perché il Buddha vive in uno stato che è oltre la mente, e noi viviamo nella mente: tradurre alla mente qualcosa di trascendente è la cosa più impossibile al mondo. Non può essere fatto, sebbene ogni Buddha ci abbia provato. Anche questo è inevitabile: nessun Buddha lo può evitare.

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Il Buddha deve dire l’indicibile, deve esprimere l’inesprimibile, deve definire l’indefinibile. Deve compiere questo atto assurdo, perché nel momento in cui raggiunge ciò che è oltre la mente affiora una compassione immensa. È in grado di vedere persone che brancolano nel buio, può vedere persone soffrire inutilmente: si creano i propri incubi, si creano il proprio inferno e affogano negli inferni da loro stessi generati. Come può non sentirsi compassionevole? E nel momento in cui nasce la compassione, vuole comunicare loro: che questo è il frutto del loro agire, che possono venirne fuori, esiste una via d’uscita, esiste uno stato che trascende tutto questo; la vita non è ciò che pensi il tuo pensare la vita è simile a un cieco che pensa la luce. Il cieco può continuare a pensare la luce, ma non riuscirà mai ad arrivare a una conclusione certa. La sua conclusione può essere estremamente logica, ma comunque gli mancherà l’esperienza. La luce è un’esperienza; non ti serve la logica per comprenderla, ti occorrono gli occhi!

Il Buddha ha gli occhi e gli occhi saranno conseguiti solo quando sarai andato oltre la mente, quando diventi un testimone della mente, quando avrai raggiunto uno stato superiore alla psicologia; quando sai che tu non sei i tuoi pensieri, non il tuo corpo. Quando sai che sei solo comprensione; energia che riflette, energia in grado di vedere: sei pura percezione.
 
Una volta fu chiesto al Buddha: “Chi sei?” Era uno uomo di incredibile bellezza e la buddhità gli conferì una grazia immensa, per cui parecchie volte gli fu chiesto: “Chi sei?” Sembrava un imperatore o un dio sceso dal cielo, ma viveva come un mendicante! Ripetutamente gli fu chiesto: “Chi sei?” E l’uomo che domandava era un insigne studioso. Chiese: “Appartieni al mondo degli dei? Sei un dio?” Il Buddha rispose: “No”. “Allora sei forse un gandharva?” I gandharva sono i musicisti degli dei. Il Buddha era avvolto da una particolare musica la musica del silenzio, il suono senza suono, il battito di una mano sola per cui era naturale chiedergli: “Sei un gandharva, un musicista celeste?” Il Buddha rispose: “No”. E l’uomo continuava a porre domande. Vi sono molte categorie nella mitologia hindu tra gli dei e gli uomini. Alla fine gli chiese: “Sei un imperatore, un chakravartin, qualcuno che governa su tutto il mondo?” E il Buddha disse: “No”. Esasperato lo studioso chiese: “Sei umano o neppure quello?” Il Buddha disse: “Non esasperarti… cosa posso farci? Devo dire la verità com’è: non sono neppure un uomo”. A quel punto lo studioso andò su tutte le furie, era furibondo. Disse: “Allora sei un animale?” Il Buddha rispose: “No, non un animale, non un albero, non una roccia”. “Allora chi sei?” chiese l’uomo. Il Buddha disse: “Sono consapevolezza, pura e semplice consapevolezza; solo uno specchio che riflette tutto ciò che è”. Quando questo momento arriva, nasce una compassione immensa, il Buddha ha detto che quanti comprendono, inevitabilmente sentiranno compassione per coloro che non conoscono. Tentano di aiutare; e la prima cosa che deve essere fatta è comunicare alle persone che sono cieche la possibilità di avere la vista: tu non sei davvero cieco, ma solamente continui a tenere gli occhi chiusi. Puoi aprire gli occhi. Non sei nato cieco, ti è solo stato insegnato a restare cieco! La tua società ti insegna a essere cieco.

… segue un filmato del maestro spirituale e di meditazione Osho …

(Tratto da: Be still and know, Capitolo # 2 seconda domanda)

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