Non fare nulla, senza scopo, oltre il dualismo – Tre storie zen

Non faccio nulla

Yakusan era solo, in meditazione, quando entrò il maestro e gli chiese: «Cosa stai facendo?».
Il discepolo rispose: «Non faccio nulla».

Osservò il maestro: «Stai meditando!».

Ribatté il discepolo: «Se avessi risposto che ero in meditazione, avrebbe voluto dire che stavo facendo qualcosa!».
Gli chiese allora il maestro: «Qualcosa stavi pur facendo… perchè quel che facevi sarebbe un non far nulla?».
Il discepolo rispose: «Neppure mille Buddha arriverebbero a comprenderlo».

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Senza scopo, senza spirito di profitto

Un giorno, il maestro Nansen chiese al discepolo Obaku:
«Quando la pratica della meditazione e la saggezza si equilibrano in noi, siamo in grado di attingere l’illuminazione, di vedere la natura del Buddha. Cosa significa ciò?»

La risposta di Obaku fu questa:

«Non voglio dipendere da nulla.»

Intendeva dire che il discepolo non dipende né dalla meditazione né dalla saggezza. E che non desidera ottenere l’illuminazione con questi mezzi.

Disse allora Nansen:

«E però non devi neppure dipendere dalla non dipendenza.»

 

Le due vacche nel mare

Nella Cina antica, un giorno il maestro Tozan attraversava una montagna con un amico.

Nell’acqua del torrente che scorreva parallelo al sentiero, videro galleggiare un ortaggio.

«Non lontano da questo torrente abita di certo un eremita» si dissero, e continuarono il cammino. Arrivati al monte del Drago, scorsero un piccolo eremo. Ne uscì un vecchio dai capelli fluenti e dalla candida barba.
«Da quanto vivi su questo monte?» gli chiese il maestro.

Rispose il vecchio:

«Non riesco a ricordare. Viene primavera, l’erba cresce, gli alberi si fanno verdi. D’autunno, la natura assume il color della ruggine e il freddo cala sulla terra.»

«Perché dunque ti sei ritirato sul monte del Drago?»

«La mia vita è cambiata da quando ho visto due vacche: lottavano accanitamente tra loro, poi sono entrate nel mare, scomparendo per sempre. La mia vita, ora, è molto serena.»

Quelle due vacche sono la metafora del dualismo, dell’opposizione tra soggettivo e oggettivo che agita incessantemente lo spirito. Quel giorno, il vecchio eremita comprese che lo spirito della fede è non-due.

Partì per i monti. Poi, più niente. Solo la vita serena e solitaria della montagna.

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