Il “me” e l’altro “me” – J. Krishnamurti

Cosa intendete quando usate la parola “me”? Dal momento che ciascuno di voi è molte cose ed è sempre mutevole, c’è un momento in cui potete dire che questo è il vostro “me”? E’ l’entità multipla, l’insieme di ricordi, che bisogna comprendere e non quella particolare entità che si definisce il “me”.

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Siamo questi pensieri-sentimenti sempre mutevoli, contraddittori: amore e odio, pace e passione, intelligenza e ignoranza. Ora, in tutto questo, cosa è il “me”? Scelgo ciò che è più piacevole scartando il resto? Chi deve comprendere questi sé contraddittori e in conflitto? Esiste un sé permanente, un’entità spirituale separata da questi? Quel sé non è anche il continuo risultato del conflitto di molte entità? C’è un sé che è al di sopra e al di là di tutti i sé contraddittori? La verità di ciò può essere sperimentata solo quando i sé contraddittori sono compresi e trascesi. Tutte le entità conflittuali che compongono il “me” hanno anche creato l’altro “me”, l’osservatore, l’entità che analizza. Per comprendere me stesso devo comprendere le diverse parti di me, incluso l’io che è diventato l’osservatore, l’io che comprende. Il pensatore deve non solo comprendere i propri pensieri contraddittori, ma deve anche comprendere che egli stesso è il creatore di queste molteplici entità.

(Da: Krishnamurti, The Collected Works vol IV, p 45)

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