Il desiderio di felicità – J. Krishnamurti

[…] Cioè a dire, voi meditate per ottenere ciò che vi preme. Per avere ciò che desiderate, vi disciplinate rigidamente, seguite certe norme e certe regole; stabilite un piano e lo seguite per avere ciò che sta alla fine di questo piano. Sperate di raggiungere certi risultati, certi stadi ben definiti, secondo la persistenza del vostro sforzo e, progressivamente, sperimentate una gioia sempre più grande. Questo piano ben predisposto vi garantisce il risultato finale. Così la vostra meditazione è una faccenda ben calcolata, non è vero? […]

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Questo desiderio di beatitudine implica che la beatitudine è qualcosa di finale, di perpetuo, non è vero? Ogni altro risultato è stato insoddisfacente; […]
La mente cerca un rifugio definitivo e imperituro; e pertanto si disciplina e si allena, pratica certe virtù per ottenere ciò che vuole. Può forse avere una volta sperimentato quella beatitudine ed ora la insegue affannosa. Come altri che perseguono risultati, voi perseguite il vostro, soltanto lo avete posto a un livello differente; potete definirlo più elevato, ma ciò non ha importanza. Un risultato significa una conclusione; l’arrivo implica un altro sforzo per divenire. La mente non è mai in riposo, è sempre tesa nello sforzo, sempre intenta a conseguire, a ottenere – e, naturalmente, sempre in preda alla paura di perdere. Questo processo si chiama meditazione? Può una mente impigliata in un interminabile divenire essere consapevole della beatitudine? […]
Il perseguimento di un risultato non può mai essere spontaneo; ciò che è libero non può perseguire un fine. La meta, l’ideale, è sempre una proiezione della mente, e certo questa non è meditazione. La meditazione è liberazione di colui che medita; soltanto nella libertà c’è scoperta, sensibilità a ricevere. Senza libertà non può esservi beatitudine; ma la libertà non viene attraverso la disciplina. La disciplina crea il modello della libertà, ma il modello non è la libertà. Il modello deve essere infranto perchè la libertà sia. La rottura del calco è la meditazione. Ma questa rottura del calco non è una meta, un ideale. Il modello è rotto di momento in momento. Il momento infranto è il momento dimenticato. […]
Colui che medita è la meditazione. Allora la mente è sola, non “resa” sola; è silente, non “resa” silente. Solamente a chi è solo può venire ciò che è senza causa, solamente per chi è solo c’è beatitudine.

(Da “Meditazioni Sul Vivere” di Jiddu Krishnamurti)

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Krishnamurti (macrolibrarsi)
https://it.wikipedia.org/wiki/Jiddu_Krishnamurti
https://it.krishnamurti-teachings.info
Aforismi di Jiddu Krishnamurti su Meditare.it
jkrishnamurti.org



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