La vigilanza comporta un fardello? – Gangaji

È un errore pensare che la vigilanza comporti un fardello. Il vero fardello è la negazione della vostra essenza di consapevolezza. L’idea che la vigilanza sia un fardello deriva dal concetto di pratica spirituale. Siete stati esortati a praticare. Dovete mantenere la vostra pratica. Non so da quale lingua sia stata tradotta la parola pratica, ma si tratta di una cattiva traduzione, perché indica un qualche genere di preparazione per un evento reale.

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Si fa pratica per una partita di calcio, per una recita, ma non si può fare pratica per la vita. La vita è adesso. Per questo non utilizzo la parola pratica in riferimento alla vigilanza. Io parlo di vigilanza. Siate vigilanza adesso. Lo siete già. Riconoscetevi come tale e siate vigili rispetto alla vostra vera natura. Poi state a vedere. Guardate, senza cercare niente in particolare.
Nella cultura occidentale, e in particolare in America, veniamo addestrati a sapere cosa ci sarà dopo e a cercare di trasformarlo in quello che vogliamo che accada. Ecco perché c’è così tanta sofferenza qui, nel provare a costringere la vita a basarsi su qualche concezione particolare. Dopodiché, cerchiamo di ottenere consenso rispetto a quella concezione della vita e combattiamo qualunque disaccordo si presenti. Anche se usciamo vittoriosi da questa battaglia, rimaniamo insoddisfatti e inappagati.
Aspettare e vedere non significa necessariamente sedersi sul divano e non muoversi più. Non significa nemmeno alzarsi dal divano e muoversi. È qualcosa di molto più profondo. Si può condurre una vita attiva come vigilanza e, parimenti, si può vivere una vita inattiva come vigilanza.
Ci saranno molte intuizioni, molte rivelazioni ed esperienze, sempre più intense. Nel bel mezzo di tutto questo, siate vigili rispetto a ciò che non si è mosso, che è sempre rimasto integro, radioso e incontaminato. Ci saranno intuizioni ancora più profonde. Godetevele quando arrivano, salutatele quando passano e siate vigili rispetto a ciò che non si è mosso, che non si è perso nell’esperienza della perdita e non è aumentato nell’esperienza del guadagno.
Siate vigilanza. La gioia più profonda dell’esperienza umana è essere vigili. Non è un compito. È beatitudine pura. Una beatitudine sveglia e vigile, che non si muove mai, nei confronti di ciò che è sempre presente. Siate quello. Allora vedrete che questa entità definita ‘la vostra vita’ si schiuderà deliziosamente, come un fiore. Non c’è bisogno di immergerlo nella cera per farlo rimanere per sempre a un certo stadio.
La morte non è il nemico. La paura della morte è il nemico. La paura della morte è il risultato della vostra errata identificazione con qualche entità particolare. La vostra vera identificazione è con il cielo dell’essere.

(Da: “Audacia e Libertà”, di Gangaji)

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