Un minuto di Mooji

«Quindi questo stesso “IO”, di fronte ad esso, non solo i fenomeni fisici nelle loro innumerevoli forme, non solo questo, ma anche cose piu’ impalpabili come sensazioni e pensieri, spazio, tempo tutte queste cose appaiono di fronte ad Esso. Colui che percepisce, Colui che tutto vede Dove si trova? Quest’ultimo Osservatore? Dove? Qual’e’ il suo indirizzo? L’unica cosa che puoi dire e’.”Sono io, e’ il mio Se'”.» Piccoli passi sulla via della meditazione.

«”Il mio Se’ in questo corpo sembra essere qui”. “Viene sentito in me” Forse non posso indicare il punto esatto … non posso dire: “In realta’ e’ due dita sotto il plesso solare”. No, neanche questo. E non e’ il terzo occhio, o gli altri due occhi … Ma solo la sensazione che e’ qui e che ha luogo in me. Sono l’Osservatore di tutto questo. Persino le cose piu’ impalpabili sembrano essere riportate a Questo che e’ qui. Sono Colui che le vede. Tutta la vita e’ esattamente qui!»

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2 comments on “Un minuto di Mooji
  1. Claudio vestrini scrive:

    Ho letto molto sull’Advaita. il messaggio è cosi semplice che si rischia di non coglierne l’ovvietà. Provo a riassumerlo con un linguaggio accessibile.
    C’è un unica sostanza, lo spirito eterno. Questo spirito eternamente “è” ma non si auto percepisce. Per percepirsi infatti bisogna essere almeno in due, c’è bisogno di un soggetto che vede un oggetto. Allora lo spirito si organizza in mille forme viventi e dotate di sensi tra le quali l’uomo. Perchè lo fa? Per potersi percepire, conoscersi e fare esperienza, tramite queste forme viventi, di se stesso. Un esempio: L’uomo mentre vive, esperisce il cane che esperisce la capra, che esperisce la rondine. E’ tutta un illusione perchè alla fin fine è lo spirito che vede se stesso tramite gli occhi e gli altri sensi, delle forme viventi che crea. Compreso? Spero di si!
    Adesso però viene il bello. In tutto questo gioco apparente di forme che si vedono a vicenda, si genera un grave inconveniente. Le forme si prendono sul serio e dimenticandosi di essere solo oggetti nelle mani dello spirito, si credono indipendenti ed autonome. In particolare l’uomo si crede indipendente e a se stante, si sente separato e per questo si pone degli scopi, lotta per obiettivi propri e soffre nella vita per ciò che non gli va bene. L’Advaita afferma che per smettere di soffrire si debba uscire dall’illusione di essere soggetti a se stanti, riconoscere la verità di un unico spirito e uscire dalll’inghippo. Nel momento in cui ci si renderà conto di essere solo una forma che lo spirito si è data, scomparirà la soggettività e la sofferenza individuale che a lei si lega. Avendo compreso che egli stesso è in realtà spirito eterno, l’uomo tornerà al vero Se.

  2. redazione scrive:

    E’ espresso in modo molto chiaro, e utile, grazie!

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