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Vuoto

Il vuoto nella cultura orientale - 1

Il taoismo, per il quale il vuoto è costitutivo dell’universo quanto il pieno (l’esempio classico è quello del vaso, che non si può pensare se non come cavità vuota circondata da materia utile a trattenere l’acqua), e lo zen, che esperisce il vuoto tramite “pratiche” rituali, mettono in evidenza ciò che è assente ma presiede a quel carattere, quell'essenza, universale che va sotto il nome di “impermanenza”.
Il vuoto orientale è reale, concreto; ma in Occidente mancano le parole per configurare il suo operare, la sua luminosa in-essenza produttiva, di cui è possibile avere un’esperienza positiva attraverso le forme d’arte orientali che, invece di “rappresentare” un oggetto, “presentano” il vuoto tra le cose, ciò che le individua e distingue.


Il vuoto nella cultura orientale - 2

Per le tradizioni culturali d’Occidente il termine e il concetto di vuoto rinviano sempre a significati negativi come testimoniano le locuzioni ‘vuoto mentale’, ‘paura del vuoto’, ’un’esistenza vuota’, etc. Al contrario, nella maggioranza delle tradizioni culturali d’Oriente, l’idea di vuoto è sinonimo di infinita ricchezza di possibilità, di massima apertura e libertà. Questa idea, formulata soprattutto dal taoismo in Cina, e dal buddhismo in India, ha avuto fondamentali sviluppi in Giappone, specialmente grazie all’influsso che il buddhismo della Scuola Zen ha esercitato nelle arti. In particolare, la presenza e la potenza del vuoto vengono esaltate nella pittura ad inchiostro (sumi e), dove lo spazio lasciato bianco è preponderante rispetto agli spazi occupati da segni e figure; oppure nell’architettura, dove l’arredamento è ridotto al minimo e dove gli spazi interni si aprono, senza soluzione di continuità, a quelli esterni; oppure nei giardini ‘secchi’ (karesansui) come quello, famosissimo, di Ryoanji dove un ampio sfondo di ghiaia bianca accoglie solo alcune pietre accuratamente disposte.
Non è tuttavia da pensare che questa valorizzazione del vuoto nelle arti tradizionali giapponesi dipenda soltanto da una propensione estetica o da una scelta stilistica: essa rinvia sempre e comunque a quell’idea di fondo – espressa e coltivata dal buddhismo, dal taoismo e dalla loro congiunzione nel buddhismo zen - che indica nella liberazione della mente (mushin) uno dei fattori fondamentali nel processo di realizzazione spirituale.

- Fonte web higan.com


Vuoto e meditazione

Il vuoto non è un'entità negativa, quindi da non confondere con l'inesistenza. Si tratta solo di una semplice assenza, di uno spazio autonomo, affrancato, apparentemente incoerente. E' come una cavità ricolma di nulla, ma pronta e disponibile ad accogliere come ad elargire, a ricevere quanto a donare. Quando i pensieri si diradano o il loro flusso rallenta sopraggiunge una pausa, una discontinuità e un'ordine a cui non siamo abituati e che viene interpretato come vuoto. Possiamo dirlo silenzio? Sarebbe meglio indicarlo come distanza dal consueto frastuono che permette di percepire ... l'armonia dell'inaudibile. Basta predisporsi, essere più attenti, pazientare, ascoltare ...

salius


Vuoto mentale

In realtà, il vuoto mentale non è nemmeno uno stato della mente, ma l'essenza originale della mente che il Buddha e il sesto patriarca sperimentarono. "Essenza della mente", "mente originaria", "vero volto", "natura di buddha", "vacuità": tutte queste parole significano la calma assoluta della mente. (Shunryu Suzuki)

Lo stato di vuoto mentale non è la demenza dell'idiota, ma intelligenza sommamente attenta, non distratta da pensieri estranei. (Ramesh Balsekar)

(Queste due ultime riflessioni di Shunryu Suzuki e Ramesh Balsekar sul vuoto mentale sono © copyleft perle.risveglio.net)