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Rimozione

La pratica della meditazione, specialmente la pratica della vipassana, può portare come effetto collaterale di un modo di meditare sbagliato, la rimozione invece dell'osservazione distaccata? Se si, come evitarlo?

Diciamo che se presti la giusta attenzione, prendendo cioè atto di quanto osservi, senza intervenire, ma solo registrando le circostanze e attendendo che eventuali pensieri molesti o "impertinenti" svaniscano da se nell'odinario e usuale flusso di coscienza, non può esserci rimozione. Tu non t'imponi nulla. Sei un osservatore passivo. Non scacci via i pensieri, ma attendi semplicemente che seguano il loro corso e svaniscano. Ovviamente non li alimenti, te ne astieni, non collabori ...

Tieni presente che i pensieri dovrebbero essere intercettati sin dal loro primo apparire. Riversa la tua consapevolezza sul pensiero nascente prim'ancora che assuma forma compiuta. Se il tuo sguardo è sufficientemente profondo il seme del desiderio sotteso svanisce senza creare lotta, conflitto, competizione, confronto, contrasto, antagonismo. Se lottassi saresti comunque sconfitto. Dissiperesti quell'energia che ti dona la calma sufficiente per osservare senza giudicare o propendere per nulla che non sia la tua stessa consapevolezza.

Quindi, per concludere, tu rimani consapevole di tutti i tuoi pensieri. Sia di quelli indistinti che s'approssimano furtivi per tentare d'impadronirsi della tua fertile immaginazione, sia di quelli ben delineati che hanno già preso forma. Non li releghi in un angolo buio correndo il rischio che con il meccanismo cosiddetto della rimozione divengano inconsci con tutte le problematiche connesse. Semmai è il contrario. Tu rammenti tutto, ma durante l'esercizio fai in modo di ristabilire una certa equidistanza tra te e tutte le pulsioni esterne che cercano di distoglierti dal tuo stato di calma e di quiete. Naturalmente la Vipassana va integrata, durante il resto della giornata, con un buon esercizio fisico, diciamo con delle asanas, o altro.

salius

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