Luce e oscurita'
Spesso mi sono chiesto lo scopo, il fine, il perché del mio abitare lo spazio e il tempo. Non è una domanda di poco conto; molte persone nascono vivono e muoiono senza affacciarsi mai sul baratro del significato.
Dico ‘baratro’ perché non si tratta del significato di una qualsiasi cosa – astratta o concreta, eterna o passeggera, sublime o terribile – esterna al soggetto, ma del significato del soggetto stesso. Il giudice della realtà processa il giudice, e un’assoluzione non è affatto scontata. Il pensiero moderno, estendendo il metodo scientifico alla mentalità comune, ha trovato un efficace e rassicurante soluzione a questo problema nella separazione tra osservatore e mondo, una soluzione tanto rassicurante che si può giungere ad affermare che l’armonia del cosmo sia frutto del caso senza per questo che l’uomo si senta perduto. Vi è poi chi riconosce negli ideali lo scopo della vita e ad essi si consacra. Sicuramente un affetto, un ideale, una fede, una missione possono rappresentare un fine convincente, ma si tratta pur sempre del fine delle azioni, uno scopo contingente per fatti contingenti, qualcosa che ora e qui è, ma che in un altro tempo e altrove potrebbe anche non essere o essere diversamente, mentre io, nel mio più profondo modo di essere non potrei essere diverso da me stesso senza cessare di essere me stesso. E allora, prima che io mi rivolga all’arte, alla cultura, alla storia, alla società, alla religione... e crei in esse un mio percorso fatto di giudizi, adesioni e rifiuti, sicura guida ad ogni mia decisione ed emozione, qual è il significato fondamentale del mio semplice esserci?
Ritengo che questo profondissimo senso sia il dimorare nella luce. La luce è per noi condizione indispensabile per la conoscenza del mondo. Solo con la luce possiamo posare il nostro sguardo sulle cose e capire. Senza la luce il mare in cui siamo immersi è ostile e incomprensibile. La foresta in una notte senza luna è minacciosa e sinistra, il mattino dopo è amena, eppure ogni fiore, ogni ramo, ogni filo d’erba è si trova proprio lì, dov’era la sera prima. Che cosa è cambiato? Nulla nel mondo, tutto in chi guarda. Un’ombra indistinta evoca ancestrali paure, ma poi sorge il Sole, e i colori e le forme ci riportano al centro di un universo familiare. Ora, in ogni attimo della nostra esistenza – che ne siamo consapevoli o meno, che lo vogliamo o meno – siamo continuamente al cospetto di fatti, domande, minacce, carezze, proposte, segnali... che richiedono immediatamente da noi un giudizio, una risposta o una decisione, ma che ad un livello più fondamentale esigono di essere disposte in quel grandioso affresco che è l’immagine del mondo nella nostra coscienza. La luce è dunque la condizione indispensabile per una visione chiara e una comprensione profonda del mondo, che sia un vedere senza giudicare, senza opporsi ad una armonia cosmica in cui ogni cosa danza la sua vita. Una visione così ampia che anche a ciò che vi è di più difficile da accettare – la fatica, il dolore, i fallimenti – possa venire riconosciuto un qualche ruolo, diverso da una mera maledizione del caso e della condizione mortale. Il senso ultimo di me come uomo è trovare il senso della totalità esistente di cui faccio parte; ma il senso autentico, non le scorciatoie che troppe volte ideologie e falsi profeti hanno proposto, costruzioni ideali apparentemente coerenti ma in realtà lontane dalla verità. La verità? La verità esiste e si fa trovare da chiunque la cerca, ma sarebbe bene che nessuno si proclamasse suo custode. La verità di me come uomo, il mio significato ultimo, è stare di fronte alla verità del mondo, e poiché io stesso sono un pezzo di mondo, in questo ripiegarsi dell’Essere su sé stesso emergono briciole del mistero della creazione. Un frammento di materia si è finalmente strutturato secondo modi che erano possibili fin dall’inizio del tempo e così, nello spazio illimitato della mia coscienza, l’universo si desta da un sonno inconsapevole e conosce sé stesso. Ecco, senza bisogno di miracoli e fumi di incenso, aspetti autenticamente divini della realtà, sotto i nostri occhi, tutti i giorni.
Non riesco a vedere uno scopo più profondo del semplice essere a proprio agio nell’esistenza, una sicurezza che nasce dalla profonda comprensione. Quale differenza dalla sicurezza fasulla che nasce dall’abbandonarsi ciecamente ad un modello della realtà. Questa nasce dalla ragione, quella dall’intelletto; una ti apre le porte del disorientamento e della disperazione quando ti rendi conto che la realtà è diversa dal modello, l’altra non potrà deluderti perché ti poni davanti al mondo senza pretese, nudo e disarmato, con gli occhi di un bambino.
Il più serio ostacolo alla realizzazione dell’uomo è l’ingombrante presenza dell’ego. Basandosi su un falso senso di permanenza, la mente elabora strategie inutili per difendersi da paure infondate, con uno sforzo colossale ripropone gli stessi schemi che si ripetono sempre uguali da un giorno all’altro, da una generazione alla successiva. Lontano anni luce da sé stesso, l’uomo conforme ai modelli sociali comunemente accettati e apprezzati consuma i suoi giorni nei sensi di colpa che nascono sotto la superficie di un lago grigio e torbido e nei desideri indotti da proiezioni che per gran parte non gli appartengono, desideri che se non sono realizzati generano frustrazione, e se realizzati regalano una soddisfazione effimera che appassisce in un attimo e si dissolve e che, comunque vada, sono inesauribili sorgenti di ansia. Né dal passato può giungere la serenità, poiché nelle pieghe dei ricordi è nascosto il rimpianto per le occasioni perdute, la malinconia per i giorni felici che non ritorneranno, la sottile angoscia di fronte all’evidenza del tempo che niente risparmia e tutto divora nel suo inesorabile divenire. E dunque, in che modo potrà mai porsi di fronte alla realtà un uomo che dirige ogni sua energia spirituale a rinforzare blocchi e pregiudizi che lo condizionano fin dall’infanzia, a trovare la tranquillità nel possesso delle cose, ad espandere al massimo grado la volontà di potenza, a ricercare con ogni mezzo segnali di approvazione dal contesto sociale in cui è immerso? Forse, se le circostanze gli sono propizie, centrerà molti degli obiettivi che si era dato, e ciò gli permetterà di ottenere una felicità superficiale e un po’ inquieta se ha la fortuna di essere abbastanza stupido; ma se anche un debole anelito di ricerca spirituale si agita nel suo animo, allora non potrà fare a meno di riconoscere la totale contingenza di ogni sua realizzazione, fosse anche la conquista della Gallia o la scoperta delle Indie Occidentali. Il fatto è che l’agire, per quanto nobile e importante sia, non può esaurire l’essere umano; c’è una parte di noi grandiosa e nascosta che supera ogni contingenza: è indicibile e si manifesta nel semplice immergersi dentro il mare dell’esistenza universale con la pura consapevolezza di esserci.
Dunque, questo io credo sia la più fondamentale tendenza e finalità dell’essere umano: il dimorare nella luce; il comprendere cioè la verità profonda dei suoi modi psichici e del suo abitare un corpo, dell’agire degli altri e del logos delle cose. Insomma, una comprensione dell’armonia cosmica oltre i modelli e la razionalità, non finalizzata, libera, radicata nella verità dell’Essere, silenziosa e non giudicante.


