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La creativita' tra poesia e percorso olistico - ultima parte

Questo non vuol dire non vivere nel mondo e le dinamiche del mondo, ma è la prospettiva che cambia, non si è più vissuti, ma si vive come soggetto realmente attivo, senza mediazioni e compromessi.

Riguardando la definizione di attività creativa che appare oggi prevalente si legge che:

- Le categorie di "nuovo" e "utile" radicano l'attività creativa nella società e nella storia. Il "nuovo" è relativo al periodo storico in cui viene concepito; l'"utile" è connesso con la comprensione e il riconoscimento sociale. Nuovo e utile illustrano adeguatamente l'essenza dell'atto creativo: un superamento delle regole esistenti (il nuovo) che istituisca una ulteriore regola condivisa (l'utile). Si individuano anche le due dimensioni del processo creativo che unisce disordine e ordine, paradosso e metodo.
Infine, le categorie di nuovo e utile ampliano la sfera delle attività creative a tutto l'agire umano a cui sia riconosciuta un'utilità economica - estetica o etica - e che sviluppi uno dei tre possibili gradi di novità: applicazione nuova di una "regola" esistente, estensione di una regola esistente a un campo nuovo, istituzione di una regola del tutto nuova. -

Qui appare evidente l’utilizzo che della creatività viene fatto da parte della società e ”l’utile” che si cerca di ricavarne, e benché l’attività creativa sostituisca regole vecchie con regole nuove viene comunque irreggimentata, inglobata, assimilata. Diviene “regola” appunto, ma la creatività nella sua essenza pura non è una regola, anzi è l’antiresi delle regole, dona invece come si è detto la peculiarità e la caratteristica all’azione che ne scaturisce e appartiene di diritto a chi la esprime e non può divenire oggetto di scambio o baratto per eventuali profitti e utilizzazioni mirate a creare regole. Chi crea regole di solito lo fa per avere il controllo. La creatività è l’opposto del controllo e pura, libera espressione di se senza mediazioni o filtri o scopi reconditi.

- Poiché si fonda sulla profonda conoscenza delle regole da superare, la creatività non può svilupparsi in assenza di competenze preliminari. Caratteristiche della personalità creativa sono curiosità, bisogno d'ordine e di successo (ma non inteso in termini economici), indipendenza, spirito critico, insoddisfazione, autodisciplina. -

Questa definizione in parte è vera per quanto riguarda l’indipendenza, un fondo di insoddisfazione, la curiosità e io aggiungerei la sperimentazione e il coraggio, vedo un po’ meno l’autodisciplina e lo spirito critico (se inteso come giudizio) che ridonda mediazioni dell’ego. Vero è che cambia le regole nel senso che le capovolge e quindi la conoscenza, ma io aggiungerei la consapevolezza, è necessaria.

Ritornando ai problemi che la capacità creativa provocherebbe all’equilibrio psichico, vale la pena estrapolare un ulteriore passaggio della definizione citata:

- Negli anni '60 e '70 Eugen Bleuler studiando la dementia praecox ne sottolineò quattro aspetti particolari:

1.allentamento delle associazioni mentali
2.anaffettività
3.ambivalenza
4.autismo

L'ipotesi naturale dopo Bleuler fu che la tendenza a formulare associazioni inusuali fosse alla base di questo disturbo, che egli battezzò schizofrenia.
Da altri era stato concluso che una tendenza alla iperinclusività degli elementi, sino alla produzione di collegamenti improbabili, era riportata anche in studi psicometrici condotti su individui creativi. Si poteva immaginare che uno stile di pensiero schizofrenico senza l'angoscia e la destrutturazione della patologia corrispondente potesse essere alla base dell'atto creativo. -

Una lucida follia, poiché tale è la consapevolezza di essere fuori dagli schemi, sarebbe quindi alla base dell’atto creativo, in realtà non siamo molto lontani dalla verità. Abbandonare le certezze, scombinare i circuiti di un certo modo di pensare razionale e logico, sciogliere i dogmi, le fedi e ogni altro sostegno psicologico, significa creare un vuoto senza appoggi, un vuoto in cui la mente fa fatica a collocarsi e dove l’ego non ha appigli significa creare i presupposti per una scissione della personalità, diciamo pure una frattura. La “morte iniziatica” non ha caratteristiche diverse, per cui ancora una volta appare evidente la vicinanza operativa tra l’azione creativa e il percorso iniziatico. Entrambe demoliscono l’esistente, abbattono gli schemi, distruggono le illusioni, tendono a creare un ponte con l’assoluto, lo sciolto, il libero fluire dell’energia senza tentare di interpretarla o di gestirla per un qualche scopo, ma farla estrinsecare per quella che è.

In sostanza la realtà prende la forma che noi gli vogliamo dare quindi si inverte totalmente il flusso di percezione, non si è più ciò che la realtà e la sua organizzazione a priori vuole che siamo, ma all’esatto opposto si diviene pura potenzialità che rappresenta, come già detto, il fluire libero dell’energia che si da una forma conservando però l’intima sua essenza.

Questa condizione di lucida follia nella quale ci si va a calare quando si intraprendono siffatti percorsi può portare, ma non sempre accade, a situazioni di evidente patologia e il riscontro di questa “possibilità” statistica la si ritrova negli studi fatti in tal senso in neuropsicologia:

- JL Karlsson nel 1978, nel suo Inheritance of creative intelligence (Nelson-Hall, Chicago, 1978), rilevò in Islanda una maggiore frequenza di alcune psicopatologie tra quanti venivano citati nel WHO's WHO, a causa della loro creatività rispetto adi altri.
Albert Rothenberg fece in seguito riferimento alla presenza di un pensiero allusivo nei soggetti creativi capace di cogliere associazioni remote e infrequenti senza sentirsi disturbati dalla loro stranezza.
Sebbene si sia ipotizzato che a fronte di maggiori stimoli il creativo disponga di una maggiore fluidità o velocità di pensiero, niente in tal proposito è stato dimostrato. Molto più condiviso dai ricercatori è l'elemento della disinibizione nelle associazioni. Questa di pari passo espone il soggetto a varie forme di psicopatologia. -

Il grassetto e le sottolineature sono volute perché vanno a confermare quanto è stato finora detto e cioè che i soggetti creativi sono predisposti al rovesciamento e quindi disinibizione del modo comune di effettuare associazioni mentali, che spesso questo atteggiamento non comporta disturbo e che c’è una disposizione ad una maggiore fluidità e velocità di pensiero.

Del rovesciamento abbiamo già parlato e detto in cosa consiste partendo da una condizione iniziatica, la disinibizione delle associazioni mentali è in sostanza la spontaneità e l’immediatezza che scaturiscono dall’agire senza il filtro degli schemi precostituiti, che tutto ciò non comporti disturbo dipende dal grado di aderenza alla nuova condizione e al livello di consapevolezza raggiunto in tal senso. E’ d’altro canto evidente che se ancora restano dei condizionamenti e dei nodi non sciolti che ancora legano la dimensione interiore del soggetto allo schema di realtà che si va demolendo, il rischio di derive patologiche è più alto. Tuttavia, come già detto, una guida efficace e tecniche appropriate consentono di gestire il percorso limitando se non escludendo del tutto questo rischio.

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