Osservare
C’è qualcosa che è sempre con noi, ogni giorno della vita, qualcosa che è nostro in maniera inalienabile. Sto parlando dell’attenzione. La mente è sempre rivolta a un oggetto; spesso ci chiudiamo nell’irrealtà di un ricordo, o un timore, una speranza, un dialogo immaginario... altre volte l’attenzione è un dono che facciamo a qualcuno, a qualcosa o anche a noi stessi.
Osservare è la via maestra per trovare la nostra dimora nell’Essere. Il presente è tutto e solo ciò di cui si può propriamente dire che “esiste”, donare ad esso l’attenzione significa anche accettare un continuo distacco da quello che solo un attimo fa era così reale e adesso semplicemente non è più. È questo il grande mistero del tempo: tutto ciò che esiste era, è e sarà, né si può fare in modo che non sia; eppure niente di ciò che esiste sopravvive per più di un effimero istante.
Osservare significa calarsi in questo continuo flusso del divenire cosmico, cogliendone qua e là alcune manifestazioni, o anche l’aspetto più profondo. Ma osservare non è facile. Vi è infatti il filtro del giudizio: qualcosa che si frappone tra l’attenzione e la realtà, facendo in modo che ciò che l’osservatore vede sia piuttosto una interpretazione, alla luce dei suoi modelli e delle sue aspettative. Il giudizio è qualcosa di importante per l’uomo, rende possibili le grandi imprese e fonda i fini più alti, ma è anche un peso insopportabile da portare.
Per quanto tempo ancora le generazioni presenti dovranno soffrire per soddisfare le aspettative dei padri? Forse, il Paradiso Terrestre era proprio questo: vivere nel cosmo con la trasparenza delle forme di vita più elementari, un eterno presente in cui ogni cosa ha un senso ed è sentita come un dono; il sole come la pioggia, l’amore come la morte. Poi, il frutto proibito e immediatamente – come due frecce scagliate verso il cielo in direzioni opposte – un passato da interpretare e un futuro da progettare. Ecco la cacciata dall’Eden: l’irruzione nello spirito umano di un illusorio senso dell’ego, la continua costruzione di fini (con la corrispondente frustrazione che ciò comporta), l’instaurarsi del giudizio come filtro per dare un senso a qualunque situazione.
Eppure, noi crediamo che una redenzione sia possibile; è la strada indicata dagli spiriti più illuminati nel corso dei secoli, una strada che invariabilmente passa per la pace interiore, l’osservazione pura e non giudicante del mondo, la profonda compassione per tutto ciò che esiste.


