La vera religione non ha potere
La stabilità democratica di un paese si fonda sulla laicità. La condizione di spirito reazionaria, dalle oscure - o comunque poco chiare - mire restaurative, mette a rischio la saldezza delle principali strutture sociali e mina l'obbiettività e l'incisività degli strumenti legislativi.
I disagi e le pene diventeranno mezzi di purificazione e redenzione? L’ipocrisia ed il perbenismo apparente sono tornati in auge. Ma vi pare possibile che in una società in cui imperversano ciarlatani d'ogni specie si possa mai sperare di raggiungere seriamente un minimo d'onestà e rettitudine? Diciamolo francamente, quel tipo di potere che non si regge principalmente su scienza, coscienza e conoscenza, non si costruisce dal nulla. Richiede una paziente opera di mistificazione, manipolazione e falsificazione della verità. Il tutto condito con la sfrontatezza di far passare le proprie pretese per diritti inalienabili posti a tutela del bene comune. Coloro che non privilegiano, sempre e comunque, la limpidezza della razionalità non dovrebbero esercitare funzioni pubbliche.
La vera religione, certamente non unica, ma sicuramente ammissibile, e precorritrice di una società onesta e a misura d'uomo, è la spiritualità. Le religioni tradizionali, ben lungi dal pacificare gli animi, hanno inasprito sino all'inverosimile le soggettività culturali a discapito dell'identità spirituale complessiva che dal particolare si rivolge all'universale, dal contingente all'astratto, dal visibile all'immateriale.
Le religioni organizzate hanno oramai fatto il loro tempo? Non saprei. Tuttavia, che piaccia o meno, si delinea comunque una nuova "forma mentis" religiosa. Una spiritualità planetaria, che non ha meschini, quanto inadeguati, interessi contingenti. Che non propaganda nulla se non la compassione reciproca tra gli esseri senzienti, il senso della giustizia, l'imprescindibile e irrinunciabile consuetudine alla trasparenza. Nulla di più, nulla di meno che una spiritualità naturale, il primato della coscienza soggettiva, dell'auto-consapevolezza. Una religione che si richiama agli insegnamenti originali degli epigoni spirituali. Una religione istruttiva, formativa, educativa e trans-culturale, ma dis-organizzata!
Sicché la vera religione non ha potere, né vi è collusa, non gode di privilegi, non si nasconde dietro la tradizione, e si basa, essenzialmente sulla comprensione, sull'amore. I suoi valori etici sono indiscutibili. Non altrettanto le mire egemoniche, l'inammissibile, perché estremamente perniciosa e dannosa commistione tra religione e politica.
Quando la religione esercita, direttamente o indirettamente una funzione politica, cade nel ridicolo. Una religione equanime non si espande con la propaganda, ma con l'amore. Non si afferma facendo leva sull'emotività. Rifiuta ad ogni costo il terrorismo psicologico: non diffonde, cioè, sediziosi sensi di colpa risalenti, addirittura, ad un fantomatico peccato originale. Non si autoproclama universale. ... Va bene, sono parole al vento. Ma se vi riesce, anche se per un breve istante, aprite gli occhi, e il sole della consapevolezza illuminerà questa plurisecolare vicenda di odio, sopraffazioni e vendetta. I giusti furon ritenuti pagani, gli umili vessati, strumentalizzati, impauriti, schiavizzati. I poveri sfruttati, gli ammalati di mente reclusi, i diversi giustiziati, accusati di stregoneria, arsi vivi, ...
E' indubbio, le religioni si combattono tra loro. Nel migliore dei casi si sopportano. Chi è che sente il bisogno di dialogare? Certamente i diversi. Coloro che si arroccano su posizioni culturali antitetiche, basate, evidentemente, sulla contaminazione della realtà con il mito. Alla gente vera, normale, di strada, a tutti quelli vissuti con semplicità, non serve "dialogare". Questo genere di dialogo interreligioso sembra, mi si perdoni la schiettezza, una qualche stipula di blando, provvisorio armistizio, ma tra bande (organizzazioni) rivali ...
Se non fosse per lo Stato staremmo freschi. Sosteniamo, quindi, le istituzioni laiche, e per loro stessa natura inevitabilmente relativiste, sospingendole ad auto-riformarsi pacificamente e democraticamente per il meglio, perché dove al contrario c'è assolutismo, come la storia insegna, si crea soltanto dolore.
Vi suggerisco di riflettere sui seguenti versetti del Dhammapada:
«Avendo ucciso la madre e il padre, due re di casta guerriera, avendo distrutto il regno coi suoi sudditi il brahmana, se ne va senza colpa. Avendo ucciso la madre e il padre, due re di casta sacerdotale e, come quinto, una tigre, il brahmana, se ne va senza colpa.
(Dhammapada 294-295 - © copyleft perle.risveglio.net)
Questi due versi sembrano un koan ante litteram; contengono un significato ambiguo che forse ha lo scopo di disorientare l'ascoltatore e si prestano a interpretazioni diverse. In senso ironico alludono all'incongruenza dei privilegi tradizionali di cui godevano i brahmana, ossia i componenti la casta sacerdotale che, secondo il codice di Manu (VIII, 380), erano esentati dalla pena di morte «anche se rei di tutti i delitti». In senso simbolico, secondo alcuni autorevoli commentatori, la madre rappresenterebbe la sete di sensazioni, il padre il senso d'importanza personale, i due re guerrieri la credenza nell'immortalità dell'anima e il nichilismo, il regno le dodici sfere dei sensi (i sensi della vista, dell'udito, dell'odorato, del gusto, del tatto e della mente insieme coi rispettivi oggetti); i sudditi le passioni per gli oggetti dei sensi. La tigre rappresenterebbe la via dove la tigre va in cerca di cibo, cioè la brama, oppure tutti e cinque gli ostacoli (brama, malevolenza, pigrizia e torpore, inquietudine, ansia e incostanza nell'applicarsi alla pratica. Tuttavia nella letteratura sanscrita la tigre è un termine che indica una persona potente ed eminente; perciò il termine il termine potrebbe significare anche la ferocia (Ndt).»
Nulla di nuovo sotto il rilucente e vivido sole degli umani, nulla di nuovo all'ombra delle loro astute e impassibili - o impossibili? - religioni. Prima di concludere, sottolineo - a scanso d'ogni equivoco - che un conto è la critica, ben altro l'imprescindibile e dovuto rispetto per le altrui credenze.
Grazie
salius


