Skip to Content

Il déjà vu è un errore di memoria

Sul numero di Science di Venerdì 08-06-07, è stata pubblicata una ricerca del professor Susumu Tonegawa, premio nobel per la medicina nel 1986 e in forze al Picower Institute for Learning and Memory del MIT di Boston, che svelerebbe il mistero: il dejavu sarebbe un errore della memoria episodica, in particolare una temporanea incapacità del giro dentato ippocampale di svolgere il suo compito di riconoscimento di luoghi simili, ma distinti.
Pensiamo per esempio a un aeroporto. Potrebbe capitare di trovare l’aeroporto di una particolare città stranamente familiare. Questo accade per la somiglianza degli elementi fondamentali di qualsiasi aeroporto nel mondo: gates, poltrone, check-in, free-shop. Il cervello però non è tratto in inganno dalle invarianze, anzi distingue e identifica chiaramente quel particolare aeroporto perché il giro dentato amplifica gli elementi caratteristici, le piccole differenze che lo rendono unico. E' quindi in questa piccola area cerebrale che risiede il meccanismo di identificazione delle micro differenze fra luoghi noti e non.
Per provarlo  i ricercatori del MIT hanno utilizzato dei topi geneticamente modificati, a cui è  stato disattivato un gene nel giro dentato.
Topi modificati e topi normali sono stati posti in due gabbie simili, ma distinguibili, in una delle quali veniva data loro una leggera scossa alla zampa.
Dopo tre giorni i topi modificati mostravano di aver  paura in entrambe le gabbie, benché in una di esse non avessero mai ricevuto scosse. 
I topi normali invece imparavano ad associare lo stimolo dolorifero solo alla gabbia in cui ricevevano le scosse elettriche, mentre riconoscevano la seconda gabbia come sicura.
I topi geneticamente modificati avevano acquisito dunque un significativo deficit nella loro abilità di distinguere contesti simili.
Ma che succede a tutti noi quando sperimentiamo un déjà vu? Fino a prova contraria il nostro giro dentato dovrebbe funzionare benissimo.
Per capirlo bisogna "scendere" al livello più basso dei neuroni che compongono il giro dentato.
Secondo Tonegawa un set di neuroni, le cosiddette place cells,  “scarica” per produrre una mappa neurale per ogni nuovo luogo in cui ci imbattiamo.
La volta successiva che vediamo quel luogo scaricano esattamente le stesse place cells: in questo modo il cervello sa che il luogo è noto, l’abbiamo già visto, e non dobbiamo rimemorizzarlo un’altra volta.
Ma se capitiamo in uno spazio molto simile ad uno già visto in precedenza, nel nostro cervello scaricherà un nuovo set di place cells, ma largamente sovrapposto al primo.
Quando c’è abbastanza sovrapposizione fra i due set, sperimentiamo il misterioso déjà vu.

... val quindi la pena di sottolineare la parte relativa alle teorie mestiche ...

”Queste teorie propongono che il déjà vu sia scatenato da qualcosa che abbiamo davvero visto o immaginato prima, sia nella vita cosciente che nella letteratura, in un film o in un sogno. Sostengono che un singolo elemento familiare appartenente a un altro contesto sia sufficiente a scatenare una esperienza di déjà vu. Ad esempio, se mi succede a casa del mio nuovo vicino, è probabile che quel divano color ocra che ha in salotto sia identico nel colore e nell’aspetto a un divano della casa di campagna di mia nonna, ma io non posso riconoscerlo in questo nuovo contesto".

Fonte: Ufficio Stampa del MIT
Articolo correlato sulle place cells: Apprendimento: Play, Pause, Rewind

Meditazione nel Web su Google +1