Il Canone della Bellezza e il Malfatto
«Oggi possiamo affermare che l'ideale di bellezza è l'espressione di una mentalità totalitaria. Per esempio, l'ideale del corpo nella città di Sparta nella Grecia antica, fino all'orrenda ideologia hitleriana in cui l'ideale della razza e della bellezza ha portato a milioni di vittime. Nel mondo della moda, ancora oggi, si perpetua l'ideale del corpo, immagine che rende molti esseri umani tristi. Dall'altra parte in certi paesi si vive da tempo secondo un sistema democratico o di pluralismo che contrasta con un'idea di bellezza monolitica e univoca.
«Il fatto di fare degli oggetti che, nel loro processo di fabbricazione, ammettono l'errore e il difetto, è un mezzo per affermare che l'ideale della bellezza del nostro momento storico è quello della realtà quotidiana, con le sue qualità di differenza, le sue contraddizioni, e le sue trasgressioni. Come sappiamo, l'oggetto difettoso è quello che, nella produzione standardizzata, ha il coraggio, la forza e la volontà di essere diverso, malgrado la potente macchina standardizzatrice. Questo possiede il valore più grande, gli altri erano solo dei numeri.
«Nella cultura zen, la tazza da tè perfetta è la meno cara, mentre quella che presenta degli sbagli e delle deformazioni è destinata all'imperatore. Il malfatto crea una categoria di oggetti portatrice di segni umani e, quindi, l'errore diviene sinonimo di qualità».
(Gaetano Pesce)


