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Il precariato

Chi sono i fautori del precariato? La mia opinione e' che si tratti d'una genìa di malvagi, cosi' ignari e insensibili alle altrui sofferenze, cosi' soddisfatti delle loro spietate, sadiche inclinazioni, da poter raffrontarli benissimo a demoni; ...

Il precariato, quasi quattro milioni di precari in Italia, e' un fenomeno d'inaccettabile relativismo etico, morale, politico e sociale.

Il precariato ignora le ragioni del cuore, trascura la compassione, disconosce la solidarietà, disdegna la reciprocità. Il precariato rifiuta il buon senso, tradisce la pietà e irride la partecipazione. Il precariato è antipolitica.

Fermati! Osserva l'ignominioso contesto d'uno tra i più diffusi lager moderni. Una pletora d'inqualificabili postazioni, illuminate ed arieggiate artificialmente. Nugoli di schiavi novelli che si affannano e lottano per racimolare una miserevole e illusoria mancia d'umano rispetto ... Ma l'obolo è solo una fredda, intransigente e mediocre gratifica. Sciami di coscienze, miriadi di conoscenze sacrificate all'altare della più immonda tra le perversioni, la schiavitù. E la società è compromessa.

Nessun esperto potrebbe mai dichiarare, senza ombra di dubbio, che il precariato abbia alleviato o risanato, nel modo più adatto, i livelli d'occupazione locali. Se da una parte il lavoro nero si è limitatamente convertito in precariato, dall'altra le imprese hanno colto la palla al balzo. E l'insana offerta legislativa del prendi due e paghi uno - esseri umani - ha riscosso l'ovvio e prevedibile successo che ogni amorale, iniqua e viziosa speculazione sciaguratamente comporta.

Chi sono i fautori del precariato? La mia opinione e' che si tratti d'una genìa di malvagi, cosi' ignari e insensibili alle altrui sofferenze, cosi' soddisfatti delle loro spietate, sadiche inclinazioni, da poter raffrontarli benissimo a demoni; sembrerebbero, per l'appunto, un agglomerato d'oscuri poteri satanici che godono degli altrui patimenti. Voglia il Brahman, reggitore di questo straordinario oceano di consapevolezza che è la vita, renderli rapidamente edotti della loro attuale ignominia. Ch'essi possano avvertire sulla loro pelle, e quindi comprendere dal vivo, il disagio fisico, la tortura psicologica, la crudeltà metafisica che le loro scelte a favore del precariato, perentoriamente comportano.

La vita va difesa sempre, in ogni suo momento. Ma il precariato è la negazione stessa di qualunque speranza. Il precariato è contro la vita. Se in un lontano passato subimmo contesti storici così oscuri da non riuscire nemmeno a reagire, oggi come oggi esistono, invece, interessanti possibilità alternative. Una di queste potrebbe essere la costituzione d'un vigoroso sindacato dei precari che abbia come obbiettivo il superamento del concetto stesso di precariato per conquistare consistenti miglioramenti retributivi. La logica del mero profitto va rinnovata e adeguata.

Idee, vaghe come le nuvole di questo strano mattino autunnale. Pensieri che si rincorrono. Qualche lieve nota d'allegrezza. Ma il fatto che tanti nostri cari amici e fratelli debbano subire l'oltraggio del ricatto occupazionale e siano trattati e considerati come risorse invece che persone, mi rattrista ugualmente.

(copyleft - by nick.salius - meditare.net)

Commenti

Il precariato.

Pensare che il precariato sia semplicemente dovuto ad una genia malvagia di persone che approfittano degli altri, rischia di portarci lontano dalla comprensione di ciò che accade.
Fare impresa è sempre più difficile. Chi ha risorse economiche e finanziarie cerca di farle rendere ed, ai giorni nostri, è meglio investire nella rendita che in una attività economica. L'economia globale spinge a fare grandi cambiamenti a cui non siamo ancora pronti. Il dibattito sul precariato sta diventando un capro espiatorio che nasconde la nostra incapacità di dare risposte al mancato sviluppo, principale ragione della precarietà del lavoro, alla mancata competitività originata dalla difficoltà di focalizzare i valori e le capacità delle persone. Il discorso è molto ampio e complesso ma criticare e concentrarsi sulla punta dell'iceberg che emerge dall'acqua aumenta l'inconsapevolezza e ci allontana dalla comprensione del problema. Temo che il lavoro certo e sicuro dei nostri padri non sia oggi più possibile. Con queste poche righe, che non possono assolutamente dare risposte ad un tema così complesso, invito invece a riflettere sulla nostra fragilità (precarietà ?) di affrontare il cambiamento e le sfide di questo momento.

Il precariato

Queste riflessioni sul precariato sono state formulate in prospettiva spirituale. Ho voluto eccedere perché il problema è sottovalutato.

Sappiamo tutti che le problematiche relative al precariato sono molto complesse. D'altra parte il libero mercato prevede, giustamente, la concorrenza. Ma che la concorrenza valga per tutti! Anche e soprattutto per le imprese. All'epoca dell'avvento di supermercati e ipermercati chiusero, per diverso tempo, decine e decine di migliaia di piccoli esercizi commerciali all'anno. Bene, le imprese che ora non reggono, che non si adeguano, che peccano d'iniziativa, ecc., cessino pure. Ma non si può pretendere che a pagare sia soltanto una nuova classe di malcapitati subalterni, ovvero i precari.

Il precariato non è la punta dell'iceberg. Il problema è l'antipolitica della casta partitica. Se ci fosse onestà, buon cuore, ricerca della condivisione invece che della sopraffazione, riusciremmo a superare questo genere di tensioni senza colpo ferire.

In quanto al lavoro continuo e sicuro - sono d'accordo - è oramai un'utopia. Tuttavia servono urgentemente adeguamenti economici che compensino siffatta incertezza e discontinuità. E' indispensabile molta più perequazione tra settore pubblico e privato, come tra lavoratori a tempo indeterminato e precari. Perché tutti questi privilegi di cui godono, ingiustamente, esclusivamente determinate categorie?

salius

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