Sui simboli
Considerazioni sull'uso dei simboli come espediente introspettivo per conoscere o avvicinarsi a se stessi e, più in generale, per tentare d'intravedere uno spiraglio di realtà, e ricercare, ovviamente con tanta umiltà, un proprio barlume verità. Spunti per la meditazione.
Il "gioco", senz'altro istruttivo, delle interpretazioni simboliche può essere utile. Ma non si corre il rischio di aggiungere concetti su concetti alle informazioni di cui già disponiamo? In passato mi sono interessato anche di esoterismo, ma non è servito a nulla riflettere, comprendere, senza poi meditare. Non voglio dire che la meditazione sia indispensabile, anche la preghiera svolge ottimamente le sue funzioni, che lo si voglia o no ci avvicina a noi stessi. Dove per noi non intendo la nostra anima, ma ciò che siamo prima di qualunque sensazione o ipotesi.
Lo studio di certi libri, di tutti i libri che trattano insegnamenti spirituali, può essere utile per comprendere, ma è un esercizio provvisorio e limitato. Diciamo che è indispensabile giungere al punto laddove le vie si unificano e si comincia ad riconoscere l'interiorità cristallina. Il problema è che la maggior parte delle persone si attacca spasmodicamente alle parole, ai concetti, v'intravede e vi proietta la propria immagine di Dio, che prima o poi, ovviamente, si rivelerà solo una dolce confortevole speranza, una mera e deludente supposizione. Questo perché se non tenti di conoscerlo direttamente puoi solo immaginarlo, oppure accettare la cosiddetta autorità interposta che a sua volta si basa quasi sempre sui libri e spesso conosce ben poco di quanto blatera e afferma.
Senza l'autoconoscenza, o il tentativo di rendersi disponibili e aprirsi all'alto, non c'è speranza: una moltitudine di brava gente, splendide persone, ma che hanno già rinunciato in partenza, o illuse di trovare il bandolo della matassa nelle credenze, nei libri, nei riti ... ottimi placebo, calmano, rasserenano superficialmente, ma poi, di fatto, danno il via libera per continuare ad essere ferocemente ipocriti, oppressivi, egoisti e quant'altro ...
Annotazioni sulla meditazione:
"Il migliore dei modi di praticare" - Milarepa
Riassumendo: in primo luogo, un chiaro stato di tranquillità mentale e un'incrollabile forza d'animo insieme con un intelletto discriminante sono i prerequisiti per il raggiungimento della comprensione perfetta; sono come i primi gradini di una scala. In secondo luogo, tutta la meditazione, con o senza forma, deve scaturire dalla compassione e dall'amore profondamente ridestati; qualunque cosa si faccia deve emergere da un atteggiamento amorevole verso gli altri. In terzo luogo, con la visione perfetta, tutte le distinzioni si dissolvono in uno stato non-concettuale. Per concludere, con la consapevolezza del vuoto, si dedicano sinceramente i risultati della pratica al beneficio degli altri. Ho compreso che questo è il migliore dei modi di praticare.
Vita di Milarepa (a cura di Lobsang P. Lhalunga) - © copyleft perle.risveglio.net)
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