La pazienza e la tigre
Nella mia gioventù la pazienza non mi sembrava affatto un obiettivo degno o interessante da raggiungere. Mi sembrava che la pazienza fosse come una vecchietta che si trascina avanti con la schiena pesantemente piegata, gli occhi stanchi che seguono, come ogni giorno, ogni singolo mattone del marciapiede, lungo la strada per arrivare a casa.
Oggi la pazienza è diventata un’alleata fondamentale nella crescita e nell’evoluzione, e non solo: sembra quasi l’essenza stessa della guarigione e della crescita spirituale.
Perché la pazienza è così importante? Perché quando vogliamo cambiare qualcosa nelle nostre vite, di solito desideriamo modificare cose sgradevoli, cose che non vogliamo sperimentare. Ed è proprio lì che la pazienza può diventare la via stessa per il cambiamento. Invece di rifiutare, respingere, resistere alle emozioni dolorose o sgradevoli, é più utile essere presente a queste emozioni. Ci vuole un atteggiamento di curiosità benevola con il quale sentire. Con la pazienza è possibile accogliere ciò che per una vita intera ci siamo rifiutati di sentire. In questo modo ci si sposta quasi automaticamente sul punto di vista dell’io essenziale che sperimenta i dolori e le gioie della vita senza giudizio e con infinita pazienza.
La meditazione aiuta nel consolidare questo stato. E che cos’é la meditazione se non ascoltare con pazienza e curiosità lo spazio, il silenzio e la quiete della luce? La pazienza rende avventurosa la meditazione.
Oggi la pazienza mi sembra essere una tigre: assolutamente rilassata, completamente vigile e totalmente pronta per l’azione.
Michael Wenger, marzo 2008
Da una newsletter dell'Istituto Hoffmann


