La creativita' come poesia e percorso olistico - 1
Questa è la prima parte di una riflessione - dettata dalla mia esperienza e sperimentazione in campo poetico e olistico - che mi ha pemesso di cogliere i punti di contatto e sinergici tra la poesia - appunto - e un percorso iniziatico.
Dopo aver esaminato l’etimologia del termine che vede la sua radice sia nel latino creare che nel sanscrito Kar, Kar-Tr colui che fa dal niente, il creatore, c’è da distinguere i vari campi in cui la creatività si esprime, tra le tante quella che interessa in questo contesto è la poesia.
A tale riguardo va ricordato che nell’antica Grecia la creatività era sinonimo di poeticità, il poeta era il creativo per eccellenza perché riusciva a materializzare le emozioni e gli stati d’animo entrando nelle profondità della propria anima. La profondità dell’anima è spesso associata, in alcune culture, alla propria parte divina, di qui la comparazione creatore=divino; spesso si usa la definizione di poesia divina, il divin poeta ecc.
Non c’è dubbio che a certi livelli la poesia, soprattutto quella intimista che descrive stati d’animo e stati quasi onirici, attinge a profondità tali da divenire pressoché incomprensibile ai più e diventa difficile persino trovare le parole per assemblarla, di qui il ricorso a simbolismi, similitudini, paradossi, allegorie.
Altrettanto indubbio è il passaggio negli ultimi tempi da un linguaggio aulico, bucolico, epico e descrittivo, a quello più ermetico, personale, individuale e intimistico, quasi che ci fosse stato un passaggio nel percorso creativo da una posizione di osservazione verso l’esterno con la tipica descrittività, ad un’altra rivolta verso l’interno, come se fosse superata la fase della contemplazione delle emozioni racchiuse nelle cose, nella natura, nei personaggi ed ora ci fosse l’esigenza di un rivolgere uno sguardo sulla propria interiorità e rappresentarsela come testimone di se stessi.
Qui io colloco il momento magico che lega la poesia alla consapevolezza. Perché qui la creatività diventa soggettiva, sperimentale, non si appoggia a elementi esterni, a figure, stereotipi ed altro, ma unicamente al proprio senso di sé e scaturisce dall’analisi introspettiva proiettata a 360 gradi come un ponte gettato sulla realtà, non più intesa in senso temporale, con un passato, spesso legato al rimpianto e alla malinconia, o a un futuro fatto di speranze e desideri, ma ad un momento indefinito che è al contempo presente, passato e futuro. Una poesia quasi “istantanea”, nella quale non c’è nulla da descrivere, da raccontare o da auspicare, ma che riflette la semplice essenza del presente.
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