Irritabilità quotidiana
Dove sono finiti i bei tempi in cui si procedeva senza fretta, lentamente, con calma? Ci si soffermava agli angoli delle strade, come nelle piazze, per raccontarsi le novità più curiose. La maggior parte di noi non ha nemmeno idea di come si vivesse. Di come l'incedere lento ed il fluir secondo natura incidesse sugli individui. Oggi, invece, si sopravvive soltanto. Il sistema nervoso è ipersollecitato da stimoli sensoriali eccessivi, da una routine quasi parossistica, da reiterati e suadenti inviti a cambiare, ad acquistare o conquistare ... ed il risultato è ciò che vien descritto statisticamente nel seguente articolo:
«Se la prende con tutti, dai genitori ai lavavetri ai semafori, nel traffico, e sconosciuti che con moglie e in ufficio, per questioni di soldi e nella vita di coppia. E' questo il ritratto di un italiano su tre, almeno secondo una ricerca della rivista "Riza Psicosomatica" sui comportamenti di circa 1000 italiani tra i 25 e i 60 anni.
Si litiga più facilmente con gli sconosciuti (27 per cento), ma anche, a sorpresa, con i genitori anziani (21 per cento), con i lavavetri e gli ambulanti (17 per cento) o con i sottoposti in ufficio (13 per cento). Un po' meno con i figli (10 per cento) o con il partner (8 per cento), con i quali si cerca più spesso un canale di mediazione.
Ma dopo risse, discussioni e scatti d'ira si prova un senso di liberazione (27 per cento) o di distensione (22 per cento). Ma attenzione: pessimo carattere e litigio facile non sono, per la maggior parte degli intervistati, elementi negativi. Anzi. Di porgere l'altra guancia gli italiani non ne vogliono proprio sapere.
La maggior parte pensa che non convenga: per sei italiani su dieci (il 56 per cento), il cattivo carattere è addirittura una qualità. Perchè vuol dire avere più libertà (22 per cento), non sentire obblighi nei confronti del prossimo (16 per cento) e aver maggior rispetto da parte degli altri (15 per cento). E se per ottenere questo si va incontro a continui litigi (per il 26 per cento), antipatia (12 per cento) e solitudine (5 per cento), ben venga, fa parte del gioco.
Insomma, quanto litigano gli italiani? Il 30 per cento spesso o addirittura quotidianamente. Il 53 per cento risponde con un evasivo "ogni tanto", il 14 per cento dice di perdere le staffe solo raramente. I pacifisti ad oltranza sono ormai ridotti ad appena il 3 per cento. Gli scontri si scatenano nel traffico (29 per cento), ma dovunque per questioni di soldi (il 25 per cento). Il 17 per cento dice di litigare sul luogo di lavoro, il 14 in famiglia. In coda alla lista, i litigi della vita di coppia (il 10 per cento). Va detto che gli italiani litigano più con i colleghi.
Questo accade, spiegano gli esperti di Riza Psicosomatica, perché "col partner conviene sempre negoziare mentre con i sottoposti in ufficio o con i genitori troppo anziani è più facile tener testa". A furia di reprimere le nostre reazioni più naturali, finiamo per diventare aggressivi e sfogarci con i più deboli alla prima occasione. Nel traffico poi, protetti da lamiere e finestrini dell'auto, diamo il peggio di noi stessi contro passanti, automobilisti inesperti o lavavetri.
I motivi che portano alla lite sono diversi. Per esempio il bisogno di sfogarsi (32 per cento), il fatto di aver di fronte qualcuno di più debole (24 per cento), la sicurezza di non rischiare nulla (19 per cento), il bisogno di imporre le proprie ragioni (12 per cento), la necessità di difendere i propri principi (8 per cento). E dopo lo sfogo cosa succede? Il 17 per cento prova rabbia, il 13 un vago senso di colpa, il 9 euforia e, infine, il 7 un po' di vergogna. E via, avanti di questo passo.»
Un po' di sana meditazione gioverebbe senz'altro.


