Indagare se' stessi - Alessandro Cordelli
Con l’esercizio della concentrazione e del distacco riesco ad osservare la mia mente allo stesso modo in cui osservo il mio corpo. Che cosa vedo? Una intricata rete di convinzioni e stili, costruita nel tempo dall’educazione e dalle esperienze, in base alla quale ad ogni stimolo corrisponde una risposta quasi obbligata. Le necessità meccaniche a cui obbediscono le mie membra sembrano riproporsi anche per i miei pensieri. Una situazione che è sconfortante in apparenza, ma solo in apparenza. Se infatti la prima considerazione è quella di essere solo una cosa, la successiva riflessione mi mostra gli aspetti meno evidenti della mia indagine.
In primo luogo reagire agli stimoli non è l’unico modo in cui un ente può esistere nel mondo. Io posso semplicemente essere, di fronte ai fatti, scegliendo di non reagire secondo un copione già scritto, ma assumendone la consapevolezza senza giudicare né voler esercitare il controllo.
Vi è poi un aspetto importante che investe la sfera emotiva. Le cose che maggiormente mi coinvolgono, suscitando ansia, paura, rabbia, frustrazione... originano dagli schematismi radicati che costituiscono la mia personalità. Il fatto di vederli nella loro oggettività non dissolve il mio carattere (che comunque non è una cosa fasulla), ma riporta il problema nella sua corretta dimensione. Guardo le complesse dinamiche che avvengono nella mia mente con lo stesso occhio con cui un antropologo studia i riti di una tribù che vive su qualche isola sperduta. Ciò significa che un contrasto – se reale – è solo un contrasto e non una tragedia, mentre un’ansia che nasce dal proiettare su una situazione presente o futura pregiudizi o ingiustificati dogmi o spiacevoli esperienze passate è solo un’ombra, che sparisce quando la luce la investe.
Infine, se il mio essere si riducesse agli schemi che scatenano le reazioni, come potrei accorgermi di tutto ciò? Esiste un io osservatore che trascende la personalità (la quale quindi non è la radice ultima dell’uomo), che è sede dei significati, che è in grado di giudicare le azioni. Qui sta la coscienza, intrascendibile, ciò che resta quando nel pensiero mi separo dal corpo e nell’intuizione mi separo dalla mente, ciò che resta quando dico “io”. La fonte salutare della mente in cui rifugiarsi ogniqualvolta c’è bisogno della quiete sublime nella quale esperire la pura consapevolezza della propria dimensione spirituale; ma anche il luogo di osservazione privilegiato dal quale rimodulare continuamente gli schemi alla base dei comportamenti, al fine di ridurre al minimo la sofferenza propria e quella causata agli altri e di riuscire a vivere ogni attimo – finché è presente – con la massima attenzione, consapevolezza e gratitudine nei confronti dell’intero universo che in quell’attimo mi si dà.



Commenti
Indagare
È impossibile tener conto di ciò che accade nella tua mente per tutto il tempo; ti confonderesti e andresti fuori strada. Invece di estremizzare, comincia concentrandoti su una particolare emozione che sorge in te. Scegli l'emozione che ti dà più fastidio, oppure quella più evidente... Per molta gente, la rabbia è un buon punto di partenza perché si nota facilmente e si dissolve più rapidamente della maggior parte delle altre emozioni. Una volta che si comincia a osservare la rabbia, si fa una scoperta interessante. Ci si accorge che non appena si è consapevoli di essere arrabbiati, la rabbia si dissolve da sola. È molto importante osservare senza giudizio, senza gradire né sgradire. Più si riesce a ossservare la propria rabbia senza giudicare, senza essere critici, più facilmente la rabbia si dissiperà.
(Thynn Thynn © copyleft perle.risveglio.net)