Skip to Content

Rispondi al commento

Rinuncia

Che s'intende per rinuncia spirituale? Qualche appunto destinato al glossario del sito per orientarsi in merito.

Suzuki Roshi disse che la rinuncia non consiste nel fare a meno delle cose di questo mondo, ma nell'accettare che se ne vadano via. Tutto è impermanente: prima o poi tutto se ne andrà. La rinuncia è uno stato di non attaccamento, di accettazione di questo passare. L'impermanenza è, in effetti, solo un altro nome della perfezione. Le foglie cadono; il letame e l'immondizia si accumulano; ma dal letame nascono i fiori, le piante: cose che pensiamo siano belle. La distruzione è necessaria. Senza distruzione, non ci potrebbe essere nuova vita e la meraviglia della vita, del cambiamento costante non potrebbe esistere. Dobbiamo vivere e morire, e questo processo è in sé perfezione. Tutto questo cambiamento non è, tuttavia, ciò che avevamo in mente. Non siamo predisposti ad apprezzare la perfezione dell'universo. Siamo inclini a trovare un modo per durare per sempre nella nostra immutevole gloria... Chi, notando i primi capelli grigi non ha pensato: Ahi-ahi? (Charlotte Joko Beck)

La rinuncia non dev'essere considerata come una negazione: mi è stato insegnato che consiste nel lasciar andare la presa. Ciò cui si rinuncia è la chiusura, l'esser tagliati fuori dalla vita. Si potrebbe dire che la rinuncia non è che apertura al momento presente.... Rinuncia è rendersi conto che la nostalgia per il desiderio di restare in un mondo protetto, limitato e piccolo è insana. Una volta che cominciate a rendervi conto di quanto grande sia il mondo e di quanto vasto sia il nostro potenziale di sperimentare la vita, allora comincerete realmente a comprendere la rinuncia. Quando ci sediamo in meditazione, avvertiamo l'alito che esce ed abbiamo una certa disposizione ad essere aperti al momento presente; ma allora la mente si mette a divagare in ogni genere di storie e fabbricazioni e realtà costruite, così diciamo tra noi e noi: «È pensiero». Lo diciamo con molta gentilezza e precisione. Ogni volta che siamo disposti a lasciar andare il filo della storia e ogni volta che siamo disposti a lasciar andare il respiro alla conclusione dell'esalazione, questa è la rinuncia fondamentale: impariamo come lasciar andare ciò cui ci aggrappiamo e ciò che tratteniamo. (Pema Chödron)

L'abnegazione è la caratteristica più sottile e più difficile da osservare. Tuttavia, quando la scopriamo per conto nostro, avvertiamo un senso di libertà che le parole non possono descrivere. (Matthew Flickstein, "Viaggio al centro")

Abnegazione, dal latino abnegare (ab+negare), significa rinunciare al proprio egoismo a favore del bene comune: "Se, rinunciando a una piccola felicità, si può realizzare una felicità più grande, il saggio rinunci pure alla piccola, tenendo presente la grande". (Dhammapada, 290)

Non coloro che difettano di energia e s'astengono dall'agire, ma coloro che agiscono senza aspettarsi una remunerazione conseguono l'obiettivo dello yoga. E' la loro la vera rinuncia. (Bhagavad Gita 6:1)

Colui che compie il proprio dovere senza attendersi una ricompensa è un rinunciante e uno yogin, non già chi accende il fuoco sacrificale, né chi non svolge alcuna attività. Sappi, o Arjuna, che è proprio questa la disciplina chiamata rinuncia; in verità, nessuno diventa uno yogin senza rinunciare al proprio intento. (Saggezza Vedica - Bhagavad Gita, VI, 1-2)

(© copyleft perle.risveglio.net)

Rispondi

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
Image CAPTCHA
Enter the characters shown in the image.

Meditazione nel Web su Google +1