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Haiku

Haiku, componimento poetico giapponese che consta di diciassette sillabe distribuite in tre gruppi di cinque, sette e cinque sillabe. Nacque come invito all'ironia e aveva intenti comico-satirici, ma nel XVII secolo, Basho pose fine a questa tendenza destinando i versi a espressioni tipicamente liriche». La forma haiku è dunque una rigorosa interpretazione del soggetto pensante che, affidandosi alla rapidità del frammento - o alla frammentazione della rapidità espressiva - racchiude in un esiguo spazio di qualche immagine una impressione, un sobbalzo del cuore, un'aritmia. L'haiku ha avuto anche da noi, nei più recenti decenni, qualche lodevole applicazione, ma ha perduto però l'incanto che i poeti originali giapponesi avevano affidato ai loro graziosi e squisiti «improvvisi».


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Le regole dell'haiku sono semplici: tre soli versi, rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe. La poesia dovrebbe inoltre contenere un riferimento al «tempo» in cui è stata composta (kigo), ossia alla stagione, o all'ora del giorno, ecc. e dovrebbe implicare anche, l'ossequio ad alcuni canoni estetici, il più importante dei quali è il concetto di sabi o wabi, che si riferisce a un sentimento di malinconia o nostalgia misurata e quieta. Per la scuola di Basho è importante anche il concetto di karumi, leggerezza, che invita a usare parole semplici e prive di retorica.

Per inciso, haiku, detto anche hokku, deriva da haikai, che significa comico, buffo. Haikai no renga, poesie comiche a catena, era un genere molto diffuso in Giappone proprio ai tempi di Basho.

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