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Clerocrazia

Oggi discuteremo ancora di religioni. Affronteremo pure l'imbarazzante tema delle classi religiose dominanti e dei loro privilegi. Noi non abbiamo pretese. Non ci sentiamo dalla parte del vero. Non riteniamo di essere comunque nel giusto. Per iniziare in modo soft ecco un antico proverbio cinese:

«I veri religiosi sono coloro che vivono come fratelli e sorelle, mentre gli altri sono degli impostori».

Bene, proseguiamo subito con un'altra citazione:

«Le varie religioni sono logicamente incompatibili fra loro: non possono dunque essere tutte vere. (John Nash, premio Nobel)».

Considerate le premesse qualche lettore potrebbe supporre di ritrovarsi a leggere un commento ateo. Ma che significa atei? Dal web: «Se un credente pronuncia il termine «ateo» (privo di Dio), riferendosi in genere ai non credenti, sbaglia, giacché secondo Matteo (25, 45-46) privi di Dio (della sua grazia) dovrebbero essere gli ingiusti. ... Se esiste l'aldilà, sia i giusti credenti, sia i giusti non credenti, sempre secondo Matteo, se ne andranno tranquilli in paradiso; mentre gli ingiusti credenti e gli ingiusti non credenti precipiteranno all'inferno».

Sarà mai sufficiente? Nient'affatto. L'argomento religioni è spinoso. Senza contare che quando si parla di organizzazioni subentrano interessi che hanno ben poco di metafisico. Siamo nel campo minato della ricerca dei consensi, della prescrizione di determinati stili di vita. Approfondire un po' non sarebbe poi tanto male.

Cosa deve fare un’élite per avere il consenso popolare e nello stesso tempo mantenere il suo stile di vita? Nei secoli, le soluzioni preferite, secondo Jared Diamond - biologo evoluzionista, fisiologo e biogeografo - sono state quattro. Sorvoliamo sulle prime tre, considerati gli orientamenti del sito non ci competono, ma leggiamo qualcosa a proposito della quarta: fabbricare un’ideologia o una religione che giustifica la cleptocrazia.

«Gli uomini delle bande e delle tribù credevano già nelle entità soprannaturali, ma questo non giustificava l’esistenza dell’autorità o del trasferimento di ricchezze, e non bastava a frenare la violenza.

Quando un insieme di credenze fu istituzionalizzato proprio a questo scopo, nacque ciò che chiamiamo religione. I capi hawaiani erano assai tipici in questo, visto che si proclamavano dei, o figli di dei, o perlomeno in stretto contatto con gli dei. Così potevano dire al popolo che lo servivano facendo da intermediari con il soprannaturale, recitando le formule rituali per ottenere la pioggia, un buon raccolto o una pesca abbondante.

Nelle chefferies troviamo in genere un’ideologia che anticipa le religioni istituzionalizzate, e che serve a rafforzare l’autorità del capo. Il capo può essere un leader politico e religioso allo stesso tempo, o può mantenere una casta di sacerdoti che provvede alla bisogna. Ecco perché una così larga parte dei tributi serve per costruire i templi, che servono sia come luoghi di culto della religione ufficiale sia come segni visibili di potere.

Oltre a fornire questo tipo di giustificazione, la religione porta due importanti vantaggi alle società centralizzate. Innanzitutto, aiuta a risolvere il problema della convivenza pacifica tra estranei, provvedendo a fornire un legame comune che va al di là della parentela. In secondo luogo, fornisce qualche motivazione di carattere idealistico per il sacrificio della vita: così, al prezzo di pochi soldati che muoiono in battaglia, una società diventa più efficiente nelle conquiste e nel resistere agli attacchi esterni.»

Quest'ultima citazione è tratta da: Jared Diamond - “Armi, acciaio, malattie” (Einaudi 1998 e 2000), cap. XIV: dall’uguaglianza alla cleptocrazia. Il passaggio del libro di Diamond è stato citato anche in: nazioneindiana.com in questa pagina. Inizialmente l'ho trovato in comedonchisciotte.org. Ed ecco il link all'articolo originale.

A questo punto proviamo a finalizzare meglio l'intervento. Sto scrivendo di primo acchito, senza quasi rileggere.

Supponiamo che la pur semplicistica analisi di Diamond su riportata sia almeno in parte valida. Pensate che le religioni organizzate siano inutili? Per quanto mi riguarda credo che se si limitassero alla spiritualità senza sconfinare in visioni del mondo sovente particolaristiche quanto talvolta patologiche, se le loro intenzioni fossero realmente sincere, senza le finalità di convertire alcuno se non alla bontà che discende dalla consapevolezza della reciproca interdipendenza, ..., sarebbero veramente magnifiche.

Purtroppo esse trasmettono frequentemente concezioni così opprimenti o distorcenti, da alterare, falsare, svisare e travisare persino le constatazioni più semplici. Forme d'ideologie soprattutto autoreferenziali, danno luogo a caste, che generano continui dissidi e, come la storia dimostra, supportano idealmente finanche ciò da cui dovrebbero innanzitutto rifuggere, i conflitti, le guerre.

Affermare che invece di risolvere le contese sociali riescano, innanzitutto, ad esacerbarle, sarebbe anche eccedente, pleonastico. Tralasciamo pure gli insulsi metodi della propaganda adottati, perpetrati, e reiterati per convincere i più umili dell'intrinseca bontà delle assurde elucubrazioni di cui si fanno sfacciatamente portavoce. Dov'è la contropartita degli innumerevoli benefici di cui godono, forse nella prassi consolatoria? Non saprei, ma certamente nessuno sa distillare meglio di esse la paura, il timore, per convertirli in condiscendenza e sottomissione.

Il gioco dei favoreggiamenti si appalesa per ciò che è: correità nel motivare, legittimare e legalizzare quegli stessi travisamenti da cui ci si dovrebbe sicuramente emancipare.

Sapete cos'è la spiritualità? Chiamarla consapevolezza è dir poco perché essa è soprattutto verità! Ma non solo l'amorevolissima e infinitamente compassionevole soggettività sovrasensibile e trascendente, bensì, in egual misura, la veridicità immanente, materiale, corporea, umana.

I valori della spiritualità sono universali. Non appartengono a nessuna tradizione religiosa in particolare. Oppure si può rilevare come tutte le religioni concorrano ad un medesimo fine. Fin qui l'utopia che diviene speranza per trasformarsi in realtà. Ma cosa accade nella vita ordinaria della gente comune che si arrabatta e s'ingegna da mattino a sera per sbarcare il lunario?

Il clero predominante in loco è quello italico. Trattasi d'organizzazione estremamente suscettibile. Vorrei prescinderne. Ma come ignorare una classe economica così consolidata e a tutt'oggi ben altro che precaria? Sicuramente politicizzato si trincera dietro quelli che sembrerebbero i tratti essenziali del Cristo, la sua divinità, il valore salvifico della sua morte. Aspetti che in realtà non sono le sole peculiarità del suo insegnamento. "Io sono la via, la verità, la vita" sono innanzitutto espressioni mistiche. Con ciò non le sto confutando. Appariscenti e di sicuro effetto, ma solo un lato della sua medaglia.

Cristo si prodigò per le masse di poveri e diseredati. E non affinché fosse loro offerta una qualche miserabile elemosina. Ma perché riuscissero ad emanciparsi definitivamente dalle oppressive condizioni in cui versavano. Egli sapeva bene che le sole riforme politiche non sarebbero mai e poi mai state sufficienti senza la condivisione volontaria ed amorevole scaturita dalla comprensione profonda della propria coscienza. Cristo non appartenne giammai ad alcuna elité. Pagò con la vita perchè la clerocrazia del tempo - o del tempio? - lo condannò senza remore.

Come sostenevo sin dal principio, innanzitutto autenticità e giustezza. Cos'è sincerità? Sincerità è desiderare l'altrui bene quanto il proprio! Ma non solo con le chiacchiere ... grazie.

salius

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