Kodo Sawaki, uno dei più grandi maestri zen del nostro tempo, sperimentò molto presto la legge dell'impermanenza che governa tutte le cose: aveva pochi anni quando perdette entrambi i genitori. A nove anni assistette alla morte di un anziano cliente tra le braccia di una giovane prostituta: fuggì via e decise, tra mille difficoltà, di farsi monaco. Frattanto era scoppiata la guerra tra il Giappone e la Russia e il giovane Kodo vi partecipò finché una pallottola gli trapassò le guance ferendolo seriamente alla lingua. Per riacquistare l'uso della parola passava molte ore a recitare Sutra tra il rumore delle cascate.
Divenuto monaco, scelse una vita libera come l'acqua e il vento: andava di tempio in tempio, di città in villaggio, insegnando a tutti a sedersi in meditazione, anche ai carcerati. Diceva: "Non ho bisogno di titoli, non ho bisogno di templi, non ho bisogno di riconoscimenti, non ho bisogno di donne, non ho bisogno dell'illuminazione". Lo chiamarono perciò "Kodo, senza tempio senza dimora". Camminando visse in contatto con la natura, gli alberi, le pietre, gli animali, gli uomini.