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zen

Prima che per trent'anni avessi studiato lo zen, vedevo le montagne come montagne e le acque come acque. Quando giunsi a una conoscenza più profonda, vidi che le montagne non sono montagne e le acque non sono acque. Ma ora che ho raggiunto la vera sostanza del conoscere, sono in pace, perché ora vedo le montagne ancora una volta come montagne e le acque come acque. (Ch'ing yuan) Categoria "zen" del blog di meditare.net

Una bambina domanda sulla morte - Seung Sahn sunim

Una sera, dopo una lunga malattia, Katz, un gatto nero con la punta della coda bianca che viveva nel centro Zen di Cambridge morì. La figlia di sette anni di uno degli allievi di Dae Soen Sa Nim era rimasta molto toccata dalla morte del gatto. Dopo la sepoltura e le recitazioni a Buddha Amitabha, la bambina andò ad un intervista formale con DSSN.

Che cos'e' la liberta'? - Seung Sahn sunim

Un pomeriggio un giovane praticante venne per il tee al centro Zen di Cambridge e chiese a Dae Soen Sa Nim: "Che cos'è la libertà?"
Dae Soen Sa Nim disse: "Libertà significa essere senza impedimenti. I tuoi genitori ti dicono quello che devi fare e tu pensi di essere libero e non li ascolti. Questa non è vera libertà. La vera libertà è la libertà dai pensieri, la libertà da tutti gli attaccamenti, la libertà dalla vita e la morte."

La via da seguire

Le due qualità necessarie. Un giovane laico si presenta ad un maestro zen per chiedergli quale sia la via da seguire per raggiungere la completa realizzazione.

Il maestro si informa sulla sua capacità di concentrazione e sulla sua pratica meditativa, ma il giovane risponde: “non sono abituato agli sforzi di un monaco zen e non riesco a meditare”..

Dove potra' posarsi la polvere? - Roland Yuno Rech

Durante zazen ritorniamo costantemente alla concentrazione sulla postura: il mento rientrato, la nuca e la colonna vertebrale tese. Istante dopo istante ritorniamo alla concentrazione sull’espirazione lunga, profonda: è la base della nostra pratica. A partire da questa pratica di base, due sono i punti importanti: la vigilanza e l’osservazione. Non dobbiamo lasciare che lo spirito si offuschi, che cada nel torpore. Dobbiamo invece rimanere costantemente presenti, attenti a ciò che è, e quasi simultaneamente, subito dopo, lasciare la presa, non ristagnare su ciò che si è visto, cioè permettere allo specchio di zazen di rimanere chiaro, di continuare a funzionare come uno specchio, non conservando tracce di ciò che è stato osservato.

Zen significa conoscere se stessi

Un giorno arrivó al centro Zen di Providence un allievo di Chicago e chiese a Dae Soen Sa Nim: “Cos’è lo Zen?” (meditazione - NdR)
DSSN alzó il suo bastone sulla sua testa e disse: “Capisci?”
L’allievo rispose: “Non lo so.”
DSSN disse: “Questa mente-non-so sei tu. Zen significa conoscere se stessi.”
“Cosa puoi dire su di me stesso? Spiegamelo.”

Senza macchie - Roland Yuno Rech

Di tanto in tanto ritorniamo alle origini del blog che non sono quelle d'informare, ma soprattutto di studio, riflessione e ricerca. La lettura del seguente frammento di spiritualità zen non potrà che giovarci.

«Nel loro primo incontro, il sesto patriarca aveva chiesto a Nangaku da dove veniva. Nangaku aveva risposto: “Dal Monte Soung”. Eno gli aveva chiesto allora: “Che cos’è che viene qui?” Non semplicemente che genere di persona sei, ma qual è la tua realtà fondamentale? Nangaku gli rispose: “Parlarne non tocca il punto essenziale della questione”. Quello che fondamentalmente siamo non può essere né afferrato né descritto, perché la nostra esistenza non può essere delimitata, chiusa in nozioni, anche se si usano nozioni quali infinito, illimitato ...

Kodo Sawaki (1880-1965)

Kodo Sawaki, uno dei più grandi maestri zen del nostro tempo, sperimentò molto presto la legge dell'impermanenza che governa tutte le cose: aveva pochi anni quando perdette entrambi i genitori. A nove anni assistette alla morte di un anziano cliente tra le braccia di una giovane prostituta: fuggì via e decise, tra mille difficoltà, di farsi monaco. Frattanto era scoppiata la guerra tra il Giappone e la Russia e il giovane Kodo vi partecipò finché una pallottola gli trapassò le guance ferendolo seriamente alla lingua. Per riacquistare l'uso della parola passava molte ore a recitare Sutra tra il rumore delle cascate.

Divenuto monaco, scelse una vita libera come l'acqua e il vento: andava di tempio in tempio, di città in villaggio, insegnando a tutti a sedersi in meditazione, anche ai carcerati. Diceva: "Non ho bisogno di titoli, non ho bisogno di templi, non ho bisogno di riconoscimenti, non ho bisogno di donne, non ho bisogno dell'illuminazione". Lo chiamarono perciò "Kodo, senza tempio senza dimora". Camminando visse in contatto con la natura, gli alberi, le pietre, gli animali, gli uomini.

Joriki

JORIKI è il potere o la forza che sorge quando la mente è stata unificata e portata in Zazen alla concentrazione su un-unico-punto. Questo è più che la mera capacità di concentrarsi nel senso comune del termine. Si tratta di un potere dinamico che, una volta stabilizzato, ci consente anche nelle situazioni più improvvise e inaspettate di agire in un modo immediato, senza dover riunire lo spirito, e in modo del tutto adeguato alle circostanze. Uno che ha sviluppato Joriki (con la meditazione - NdR) non è più schiavo delle passioni, e non è più alla mercè delle situazioni ambientali. Una simile persona ha sempre il comando sia di se stesso che delle circostanze della sua vita, ed è in grado di muoversi con perfetta libertà ed equanimità. Inoltre, attraverso Joriki è possibile coltivare alcuni poteri supernormali, come pure lo stato in cui la mente diventa chiara come l’acqua immobile.

Meditazione su un Unico Punto

La Meditazione su un Unico Punto [in futuro, MUP] era la meditazione principale del primitivo Buddismo Zen, se esaminiamo le recenti testimonianze storiche. Il "Quinto Patriarca" Hung-jen (601-674) disse che la MUP "è la realizzazione che il Dharmakaya del Buddha e la natura degli esseri senzienti sono la stessa cosa".

La MUP, specificamente descritta, è la focalizzata negazione di ciò che è mobile (cioè, i fenomeni) in cui l'adepto affina e adatta la sua concentrazione in modo tale da esser capace di fissarla su un punto mentale immobile in mezzo al mutevole. Detta in un altro modo, la MUP apre un accesso al Dharmakaya collegandolo così con la nostra propria vera natura, nascosta nelle pieghe della nostra esistenza mondana.

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