Qualche giorno fa, domenica 9 novembre, mentre assistevo a una tra le tante, ricorrenti parodie informative, che alcuni si ostinano ancora a chiamare tg, ho scorto, tra il continuo susseguirsi di mediocri e scontati servizi, un'incredibile rissa. Il parapiglia era così sorprendente, il numero dei litiganti talmente sproporzionato, l'acredine tra i contendenti tanto brutale, la violenza esternata a tal punto accanita, animalesca e sfrenata che, nonostante le immagini fossero sicuramente lampanti, pensai si trattasse di una terribile zuffa da stadio. E invece non era uno scontro tra disgustosi e ripugnanti ultras incalliti. La battaglia in cui volavano botte da orbi, pugni, calci e pestaggi con oggetti contundenti, si svolgeva a a Gerusalemme, la cosiddetta città Santa delle tre religioni monoteiste, ma non si trattava neppure delle solite violenze tra esercito israeliano ed attivisti palestinesi. Il ring della megarissa da discoteca è stata niente di meno che la Basilica del Santo Sepolcro, il luogo più sacro per la cristianità mondiale, protagonisti religiosi greco-ortodossi e armeni. La polizia israeliana, costretta a intervenire per ristabilire l'ordine, ha fermato due monaci delle confessioni rivali. La colluttazione sembrerebbe legata a crescenti contrasti sui diritti religiosi nel sito.