Skip to Content

Questa è la vecchia versione provvisoria di meditare.net. Quella nuova e aggiornata si trova all'indirizzo: http://www.meditare.net/wp

yoga

La Vigilanza nel quotidiano

3millenaire - Mar, 11/06/2013

Lionel  Cruzille

LA  VIGILANZA  NEL  QUOTIDIANO

 

Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian

 

“Una resistenza si presenta in voi? Una collera? Ok: é ciò che é in voi, adesso. Non resistete, accogliete…”

 

Uno degli assi centrali, presenti in tutte le Vie spirituali qualunque esse siano, é la Vigilanza o Presenza. Secondo le grandi tradizioni, la ritroviamo sotto differenti vocaboli quali la Presenza a se stessi, la Vigilanza, il Richiamo di Se, la Presenza a Dio, la Pratica del ricordo (dikr) ecc. Tutti questi termini designano questa Pratica che é allo stesso tempo il Cammino e lo Scopo: essere, pienamente, qui e ora, al di là dell’ego e del mentale.

E’ allo stesso tempo il Cammino e lo Scopo, nel senso in cui, da un certo punto di vista tutto é già presente, qui e ora. Siamo già questo Scopo, questa Coscienza in Pace senza opposizione.

La Coscienza é nel più profondo di noi. Ma questa è ricoperta dal flusso incessante dei pensieri emananti dal mentale e dall’illusione di un mio separato dal Tutto: l’ego.

Abbiamo certi blocchi in noi che frenano il fatto di essere pienamente Presenti, qui. E’ dunque ugualmente un Cammino per ri-scoprire questa Coscienza togliendo i veli che la coprono. Essere Presenti, o Vigilanti, ci porta poco a poco a vivere nel mondo in maniera fondamentalmente differente.

L’argomento che si pone spesso su questo tema della Vigilanza é sui blocchi che impediscono precisamente di essere pienamente in Presenza.

Uno dei motivi é che frequentemente all’inizio affrontiamo la Vigilanza soltanto al livello intellettuale. Abbordiamo la Vigilanza con la testa. Possiamo comprendere, intellettualmente parlando, che stando completamente presenti, usciamo precisamente dal dominio del mentale e dei pensieri, e che possiamo disidentificarci dall’ego.

In quanto sono i pensieri e le emozioni che ci ritraggono dall’istante presente. Tuttavia, quando tentiamo in maniera concreta di essere più Vigilanti, nel cuore stesso del quotidiano, possiamo sentire che non vi perveniamo completamente. La nostra Presenza va e viene. Siamo vigilanti, poi ad un certo momento (all’inizio variabile talvolta  in ora o in giorno) ci sorprendiamo ad essere non-vigilanti…

Certamente queste fluttuazioni sono normali, e conviene di non giudicare se stessi e ciò che si presenta, ma di tornare semplicemente a questa vigilanza con una grande determinazione. Allora come risolvere questo? Semplicemente esercitandosi. E’ questa una parte della Pratica: esercitarsi a ritornare alla Vigilanza.

Benché fossimo già questa Pace e questa Coscienza di risveglio in fondo a noi, la Via ci propone di erodere i veli che ci impediscono di posizionarci in questo stato d’essere radicalmente differente.

La pratica della Vigilanza richiede una forma particolare di sforzo da parte nostra. Una buona parte di questo é di ordine energetico. E’ una forma di Intenzione. Questo sforzo ha una conseguenza al livello dei tre corpi, o “insiemi energetici”: fisico, emozionale e mentale. La Vigilanza ingloba e tocca l’insieme. Dunque non é unicamente una Vigilanza che tocca ciò che pensiamo (o precisamente la nostra discriminazione del pensiero). La Presenza a se é globale.

D’altra parte, vi é ciò che sperimentiamo in noi. Spesso, ci diciamo che non giungiamo a dimorare in Presenza a causa dei nostri pensieri o di emozioni troppo forti che si presentano e ci “travolgono”, ecc. Ma é precisamente in questi momenti di “difficoltà” della nostra Pratica della Vigilanza che dobbiamo essere ancora più presenti.

In quanto é effettivamente al cuore stesso del nostro quotidiano, e non solamente durante un ritiro o uno stage intensivo della meditazione, che si manifesta il più importante sulla Via.

Rinvenire ed intensificare la nostra Vigilanza in questi momenti é come piazzare una luce sull’oggetto che si desidera illuminare, qualunque esso sia: un’emozione, un turbamento interiore, una sensazione ecc. Questo richiede di affinare questa qualità d’essere via via.

Esercitarsi in questi momenti di disordine permette al contrario di avanzare e di approfondire la Via, e di trasformare e di purificare le nostre emozioni. Dal punto di vista energetico della Via, così facendo, guadagniamo molta energia in quanto trasformiamo ciò che si presenta in noi in partenza come stante a priori “negativo” e ne facciamo un’energia nuova. Questa energia può allora essere reinvestita per il seguito del Cammino.

La Vigilanza é come una forza, una luce che poco a poco cresce nella misura in cui ci si esercita. Si sviluppa semplicemente e si affina perché in verità é il mentale che diminuisce. E’ anche la forza d’identificazione dell’ego che si erode.

Per essere molto concreto, possiamo prendere l’esempio di un emozione che si presenta. Se non siamo in Presenza di noi-stessi, quando l’emozione sale in noi, allora siamo semplicemente afferrati ed identificati dall’emozione. L’emozione prende tutto il posto nel nostro campo di coscienza, investe il nostro corpo e la meccanicità delle nostre abitudini fisico-emozionali si mette in marcia. Senza la Vigilanza, re-agiamo, senza coscienza.

Se invece pratichiamo la Vigilanza, abbiamo la possibilità di vivere questa emozione in maniera fondamentalmente differente: viverla in piena coscienza, in stato di Presenza.

In questo stato di Vigilanza, quando l’emozione sale in noi, possiamo accrescere la nostra Presenza in maniera che l’emozione sia accolta. Siamo chiari: non é l’ego che accoglie l’emozione. E’ la Presenza in noi, dov’é ciò che chiamiamo la Vigilanza. In questo nuovo modo di essere, il posto che si crea in noi, grazie alla Presenza, permette di accogliere l’emozione. Non é più l’emozione che ci prende, diciamo ci divora, siamo noi che la lasciamo essere ciò che é in verità: un’energia bruta.

Occorre riconoscere che é necessaria una certa audacia per applicarsi ad accogliere questa parte di noi, più o meno sgradevole, che é l’emozione, tanto più se questa si presenta sotto un aspetto forte e di disturbo. Ma in questo processo di accoglienza, non dobbiamo giudicare. Ciò che é, é. L’emozione che si presenta in noi, é malgrado tutto, in un certo modo, dal punto di vista relativo (e non dal punto di vista dell’Assoluto) una parte di noi.

“Ciò che é”, é TUTTO ciò che E’. Dunque, se qui e ora si presenta un’emozione e che sono Vigilante in quel momento, si offre a me la possibilità di posizionarmi in maniera tutta nuova: nella coscienza. Così, si offre a noi di essere disidentificati da essa.

Essendo così disidentificati dall’emozione, appare uno spazio, uno spazio aperto di accoglienza dove “io” posso agire o essere (senza agire se questo non é intuitivamente considerato come necessario) in modo nuovo.

La Vigilanza non é che un aspetto legato a ciò che vediamo. La lucidità dello spirito non é il solo fattore componente la Vigilanza, in quanto in verità la Vigilanza é globale. Essa tocca il corpo fisico, il corpo energetico, l’emozionale ed il pensiero. Quando noi siamo pienamente presenti, ancorati nel corpo, il pensiero si sfuma e si dirada. Ci possiamo esercitare per mezzo della meditazione (o certi esercizi di qi gong o anche di Yoga).

D’altra parte, la Vigilanza, passando dunque dai cinque sensi, é anche allo stesso tempo orientata verso l’interno di noi (pensieri, emozioni, sensazioni) tanto che verso l’esterno (ambiente).

Nello stato di Presenza, per l’aspetto del nostro mondo interiore, possiamo accogliere le nostre emozioni, ma anche le nostre fluttuazioni di energia interne, ecc. Riguardo l’aspetto dell’ambiente, possiamo ugualmente accogliere l’altro, qualunque esso sia. Si tratta qui dell’altro, nel senso molto largo: l’altro essere umano, ma anche non importa quale altra forma di via, di fronte a noi così come gli avvenimenti.

Tutto questo insieme (interiore/esteriore, che sono di fatto non separati), sgorgante dalla Presenza a se-stessi ed al mondo, genera dunque una dinamica d’essere al mondo totalmente nuova.

Per la crescita della Presenza a se ed al mondo, é il nostro maestro interiore che cresce. Prima piccolo, debole e fluttuante, venendo e sparendo frequentemente dalla nostra scena interiore, finisce per guadagnare in forza e dunque in Presenza. L’inverso é ugualmente vero in quanto i due sono legati e fanno di fatto riferimento alla stessa realtà interiore.

E’ questo maestro interiore, che é la stessa cosa di ciò che chiamiamo la Presenza, che può accogliere ciò che é, qui e ora. Senza di lui, nessuna accoglienza né Presenza. E senza Presenza, nessuna Via.

Poco a poco, stando in stato di Presenza, concepirete l’abbandono, la Fiducia e la non-resistenza interiore (che non ha niente a che vedere con la rassegnazione). Arriviamo di fatto al cuore della Via e del suo aspetto alchemico, il cuore della trasformazione di se.

Uno dei criteri preziosi per guidarvi in questa Pratica della Presenza, e questo gusto preciso dell’Accettazione, é il vostro rilassamento (ad ogni livello). Tutto ciò che va in direzione di un rilassamento nell’istante (ciò non vuol dire certamente molle o amorfo) va nel senso di un SI alla Vita.

La non resistenza, fronte ad un emozione interiore per esempio, può portarvi momentaneamente ad attraversare delle sensazioni talvolta molto spiacevoli.

Tuttavia, se restate in Presenza ed abbandonate interiormente, troverete qualche tempo dopo (secondo l’intensità della vostra Pratica), uno spazio di Pace. E’ così che accogliete ciò che é in voi.

Non resistenza é un abbandono interiore, e non di passività lassista.

Alcuni maestri, esercitando questo perfetto abbandono interiore sono talvolta molto attivi nel mondo. Questo non vuol dire nulla. Si tratta qui di una postura interiore, di uno spazio di Accettazione che non impedisce per niente di agire. Al contrario, partendo da questa Vigilanza distesa, potrete agire in un modo molto più fine e giusto, al di là del mentale dove tutto deve meno, con una coscienza d’essere differente.

Una resistenza si presenza in voi? Una collera? Una tristezza? Ok: é ciò che é in voi, adesso. Non resistete. Accogliete, tanto che potete, senza giudicare, senza voler altra cosa che ciò che é adesso. Se siete in questa forma di non resistenza a ciò che é, potete trasformare questo “no” in un “si”. Potete trasformare questo mal essere in una forma di Pace dove tutto deve meno all’inizio in una sensazione  nettamente meno sgradevole.

Più voi resistete, più l’emozione durerà e agiterà il vostro corpo. Meno resisterete interiormente, meno lungamente durerà la vostra emozione.

Più voi abbandonerete interiormente, meno sarete identificati all’emozione ed alla sensazione che l’accompagna così come il suo corteo di pensieri e di credenze. Il vostro ego non può seguire questa direzione. Non conosce questa accoglienza e la non resistenza.

Accettando ciò che si produce in voi, restate in Presenza e inversamente. E’ un processo somigliante all’alchimia della trasmutazione del piombo in oro, essendo il piombo l’emozione e l’oro, la Coscienza che si rivela al di là dello scompiglio, una volta effettuata la trasmutazione.

E’ estremamente ricco al livello della purificazione dello psichismo, del cuore e della vostra energia globale. Tutta questa Pratica della Vigilanza e dell’accettazione di ciò che é, erode l’ego, “fino alla corda”. E’ così, che applicandosi a questa, giorno dopo giorno, ora dopo ora e minuto dopo minuto, si accumula una certa forma di energia fine ed un tasso vibratorio elevato, nello stesso tempo di una Coscienza nuova che finisce per cristallizzarsi. Quando si cristallizza, passiamo ad una nuova tappa del Cammino spirituale.

Tuttavia, ancora prima che cristallizzi il vostro risveglio a ciò che é si fa e la vostra energia globale si eleva, si affina. Tutte le emozioni che sono altrettanti rifiuti di ciò che é, possono essere trasformati in Si. E questo “Si” é, al livello energetico, un nodo d’energia che era bloccato e che si spoglia.

Spogliandosi, l’energia che era stagnante si libera e riprende la sua libertà. Questa energia che era immobile ritorna dunque alla libera circolazione nel corpo e fuori dal corpo (legami con il mondo che ci circonda, digestione, aria, sudore, scambio energetico di ogni ordine). E’ un movimento che riprende, come quando si aprono le chiuse di una barriera.

Occorre vedere e sentire (dunque sperimentare) a che punto le emozioni sono dell’energia bruta ma che é come contratta (é il rifiuto). Quando non resistiamo più a ciò che si presenta nel mondo manifestato, la trasformazione del blocco (rifiuto) in elasticità (il “Si”), l’energia ricircola poco a poco.

Anche i pensieri sono una forma materiale e dunque energetica, benché siano più sottili delle emozioni.

Più liberiamo ciò che é bloccato, più andiamo nel senso stesso del movimento della Vita più l’energia si fa luminosa e trasparente. Coloro che sono vicini alla morte, dalla loro propria scomparsa e che l’hanno accettata in profondità lasciano passare in essi questa forma di luminosità, questa luce della Realtà Ultima. Anche il saggio rilascia talvolta questa forma di luce, in dosi più o meno forti.

Quando siete pienamente Presenti, non vi é che l’istante che é.

La vostra storia, creata dal mentale, non é più.

Il Passato é al suo posto e potete lasciare libero il futuro.

Certamente, potete continuare di fare riferimento ai vostri ricordi, ma non prendono tutto lo spazio. Avete questa possibilità di disentificarvi da essi ritornando alla Vigilanza. Questa Vigilanza si lavora, si affina come l’energia, con il tempo.

D’altra parte, potete anche continuare di fare dei progetti, naturalmente, e di utilizzare il pensiero per costruire questi progetti ma alla maniera semplicemente di uno strumento. Se avete per esempio un biglietto di treno da riservare, utilizzate il pensiero per farlo, prevedere, pagare, ecc. Ma durante ed una volta effettuata l’azione, avete lo spazio della Presenza che dimora, maggiormente se vi esercitate nel corso dei giorni.

Essendo in piena Presenza, vi preparate poco a poco al culmine dello sforzo, la trasformazione di se, il non-sforzo, la rivelazione del vostro vero Essere, la Pace non dipendente.

 

Condividi/Manda ad un amico

Esplorare la dimensione del Silenzio

3millenaire - Ven, 26/04/2013

Vimala  Thakar

ESPLORARE  LA  DIMENSIONE  DEL  SILENZIO

(trad. Maurizio Redegoso Kharitian)

 

La divinità non è qualcosa che può essere identificato ed esperimentato dai sensi od il mentale. Può accadere che l’energia individualizzata e condizionata entri spontaneamente, senza l’inibizione della paura, nella grazia del non-agire. Il mentale condizionato comprende allora i suoi limiti, ritorna verso il centro e si distende nel suo essere stato, senza desiderio di divenire o acquisire. Quando il mentale condizionato si distende, avviene il silenzio.

Nel sonno profondo, il mentale condizionato entra nel non-agire. Il mentale non è cosciente; quando non sogniamo per tutto il tempo, è in sospeso. Nel sonno profondo, vi è uno stato di coscienza, ma non attività del mentale condizionato. Vi è un’energia indipendente dall’energia condizionata. Nel sonno profondo, penetriamo nel campo dell’energia incondizionata.

Nel sonno profondo, l’ego non funziona eppure non moriamo: il quadro spazio-temporale  costruito dallo spirito cessa, e tuttavia non abbiamo paura. Siamo passati in un altra dimensione della coscienza, agevolmente e placidamente, e ne emergiamo totalmente rinvigoriti. Il cervello, i nervi, la chimica di tutto l’organismo sono nuovamente freschi e disponibili. Le tossine dovute alla fatica sono eliminate dal sistema, e l’usura del corpo è guarita almeno in una certa misura.

Avete constatato a che punto la percezione del tempo nei risvegli è differente da quella che abbiamo allo stato di veglia? Il vostro sogno può non essere durato che dieci minuti secondo il vostro orologio, mentre, nella coscienza del sogno, potete avere vissuto due giorni interi ed avere attraversato numerosi paesaggi.

La relazione al tempo ed allo spazio, nella coscienza del sogno, è del tutto differente da quella della coscienza della veglia.

Quando non vi sono sogni e siete nel sonno profondo, i concetti di spazio-tempo e della visione del mondo che ne scorre spariscono completamente. Il sonno profondo è la prova che vi è, in noi, un altra dimensione della coscienza, atemporale e non-spaziale.

Che cosa accade se il tempo si arresta, se lo spazio scompare, e non siete né addormentati né state sognando ma nello stato di veglia. La meditazione è uno stato d’essere in cui non esistono né sogni, né sonni, ed in cui pure il tempo e lo spazio che strutturano la coscienza sono completamente spariti. In questa nuova dimensione si trovano delle energie sconosciute, incondizionate ed inesplorate. Quante? Non ne sappiamo niente. Vi sono che poche energie che conosciamo con i loro modi di funzionamento; sono quelle che abbiamo esplorato, sfruttato ed utilizzato per nostri fini. Ma non sono le sole che la vita ci offre.

Per esplorare altre dimensioni della coscienza, vi sedete tranquillamente, raccolti, in silenzio. L’avete capito, il mentale ha capito che deve distendersi al fine di essere in sospensione.

Se mentre siete seduti, il mentale attende qualcosa, che possa acquisire, possedere, apprezzare, allora il silenzio non è lì a causa della tensione dell’attesa.

 

Se l’ego penetra una parte della coscienza con l’attesa che qualcosa d’interessante si produca, non siete con la pienezza del silenzio che è la vacuità.

 

Alla maniera delle persone che svolgono un ruolo in una pièce teatrale, svolgiamo il ruolo di colui che si ritira nel silenzio. Ma tradiamo la nostra intelligenza, a nostra insaputa, aspettando pazientemente o impazientemente che si produca qualcosa; ciò che talvolta può accadere. In quanto possiamo avere ogni sorta di esperienze estranee che può soddisfare il mentale. Queste esperienze possono apportare delle modifiche nella qualità del mentale, ma tutto si svolge allora sul piano mentale; l’essere totale non cresce.

Non lasciamo abusare. Se siamo pressati di cambiare ma non di crescere, se siamo impazienti di avere delle esperienze, possiamo averne, ma i cambiamenti e le esperienze non allenano la crescita interiore. La vera crescita è un processo che prende posto nella totalità del vostro essere, non in un frammento.

L’ego non può portare una trasformazione, il mentale non permette di raggiungere la liberazione.

 

Ma quando la coscienza dell’ego si rilascia nel non-agire, e che vi è il silenzio, l’energia universale ed incondizionata opera nell’essere, riempiendolo di un vigore ed una vitalità tutte nuove, ed agisce attraverso lui.

Quando il mentale è pronto a rinunciare alle attese ed ai desideri di fare delle esperienze, allora passate del tempo seduti in silenzio. Come sedersi? Confortevolmente in una postura di yoga, il midollo spinale e la testa diritti; respirate correttamente, non energicamente, ma agevolmente, con grazia e profondamente. Mentre siete seduti con la vostra colonna vertebrale diritta ed il vostro corpo unito alla Terra, cominciate allora a constatare che certe parti del vostro corpo sono rigide e contratte. Vi siete seduti tranquillamente, e l’esperienza della seduta vi ha dato un insegnamento. La vita è il maestro e questa vita bene amata comincia ad insegnare in dolcezza, con competenza ed efficacia all’uomo di buona volontà. Essa vi ha dunque insegnato che il corpo non è in buona forma, che vi sono delle zone rigide. Cominciate voi stessi ad occuparvene dandogli degli esercizi appropriati ed un’alimentazione adeguata. Se adottate un regime senza spezie e soprattutto senza sale, la durezza e la rigidità delle articolazioni spariscono completamente. Non che mangiare delle spezie sia malsano, ma un regime senza spezie e senza sale comporterà meno fermentazione, meno tossine nel corpo. La circolazione sanguigna, la respirazione e l’attività fisica si svolgeranno più liberamente.

Volete che il corpo si sieda tranquillamente e cooperi senza lamentarsi, ma questo prende tempo. Educare il corpo a sedersi correttamente, a reggersi correttamente, a camminare correttamente è una scienza ed un’arte. Questa educazione del corpo prende del tempo. Non dovete scoraggiarvi se il corpo si lamenta la prima volta che vi sedete in silenzio in una postura di yoga. Scoprite perché, siate più cooperativi con lui e lavorate dolcemente attraverso la durezza e la rigidità.

Quanto tempo dovrete essere capaci di sedervi in una vigilanza distesa? Almeno 45 minuti. Il corpo non dovrebbe essere duro, rigido o passivo, letargico o molle. Ogni fibra dovrebbe essere all’erta, brulicante di freschezza e di viva sensibilità.

Seduti tranquillamente chiudete allora gli occhi. Perché è suggerito di chiudere gli occhi? Perché non avete imparato a tenete gli occhi aperti senza fissarli su qualcosa. Normalmente, il vostro sguardo si sposta nello spazio e si sente bene quando raggiunge un oggetto, lo percepisce e poi lo registra. Non appena l’oggetto è notato e poi registrato, il mentale reagisce con delle associazioni mentali e delle emozioni, e l’attenzione è inquinata da un processo di reazioni terribilmente rapide. E’ ciò che si produce in una frazione di secondo, non appena gli occhi sono aperti.

E’ possibile di contemplare lo spazio, di avere gli occhi aperti e di essere con il vuoto dello spazio. Essendo circondati da migliaia di oggetti, l’essere umano ha la capacità di guardare nel vuoto dello spazio senza che nessun oggetto non inscriva in lui, ma, voi non lo potete; e fintanto che non potete tenere gli occhi aperti senza registrare nulla, è suggerito di chiudere gli occhi per facilitare la vostra investigazione.

Siete seduti in silenzio in luogo tranquillo dove nessun suono vi riguarda. Durante un lasso di tempo, il mondo non vi sollecita più. Durante questo periodo, siete socialmente morti, altrimenti non sareste capaci di distendervi. Una parte del vostro mentale sarà teso dall’idea che potreste ricevere una chiamata telefonica, che qualcuno potrebbe venire a farvi visita, od ogni altra sollecitazione. Quando vi è una tensione subcosciente, non siete in grado di distendervi nella dimensione del silenzio. Non siete in contatto con la dimensione perché siete divisi tra il conosciuto e lo sconosciuto. Trovate un momento, un luogo, dove avete la piena garanzia che l’esigenza di essere un membro della società, un membro di una famiglia, non sconfinerà su questo piacevole interludio.

 

Una volta entrati nel silenzio, che cosa fate? Non fate niente, in quanto entrate adesso nel dominio del non agire, della non-esperienza, della non-reazione, del non-sapere. Siete veramente con voi stessi, rientrate a casa.

Quando i vostri occhi sono chiusi, notate il movimento del soffio che entra e che esce. Sentite l’inspirazione e l’espirazione del soffio nelle narici, nel petto, ciò che forse non avete notato prima. Benché questo movimento della respirazione si effettui costantemente, non vi ha mai interessato di prenderne coscienza. Iniziate a notare molti suoni nel corpo. Questi suoni non necessitano di alcuna interpretazione, e di conseguenza il passato, lo spirito condizionato, non entra in gioco. Notate semplicemente i suoni; non fatevene un problema. Se provate ad interpretare i suoni, o forse le luci che vedete, ritornate al mentale condizionato ed ai sensi convenzionali relativi ai suoni ed alle luci.

Lo spirito condizionato può essere molto desideroso di sapere ciò che accade nel campo dello sconosciuto, ma come fa a saperlo? L’ego si riferisce al passato, a dei concetti del passato, e si sente gratificato: “Si, è a me che accade questo!”.

 

Il tranello del mentale è d’interpretare costantemente il nuovo attraverso l’antico.

 

Se non cadete in questo tranello, constaterete durante un certo tempo i suoni e le luci senza interpretarli, senza valutarli o compararli, e nell’arco di un momento non li osserverete più. Il mentale non ha creato questi suoni, queste luci; hanno il loro proprio movimento. Quando il movimento delle luci all’interno del corpo vi sarà divenuto familiare, quando non ne sarete più coscienti, raggiungerete un livello differente del vostro essere.

Cominciate adesso a notare il movimento del pensiero. La totalità del passato umano, dell’esperienza umana, appare. Essa dov’è e perché appare? Si manifesta perché è una sostanza del vostro essere. Il passato è inciso in voi. Il pensiero umano tutto intero è incorporato nella vostra pelle, le vostre ossa, il vostro plasma ed ha la sua propria dinamica.

Il livello verbale è un vasto livello contenuto in voi. E’ contenuto sotto forma di vibrazioni – dei pensieri e delle emozioni che hanno un’esistenza vibratoria. Avete visto il corpo esteriore, che chiamiamo grossolano, ma non avete mai visto il corpo interiore, il corpo vibrazionale del pensiero. Ma adesso, quando siete tranquilli, nello specchio della quiete, nella dimensione dell’osservazione, voi vedete il vostro corpo interiore. Può accadere che rimarchiate che il corpo interiore, questo corpo più sottile, ha molto più potere del corpo grossolano, il corpo esteriore.

Il passato, in movimento sotto forma di pensiero, è esposto alla vostra sensibilità guardinga. Guardate i pensieri, come avete ascoltato i suoni, innocentemente senza reagire. Notate i pensieri mentre guardate le nuvole al crepuscolo o il volo degli uccelli. Non sareste in grado di guardare i pensieri con un’attenzione non reattiva se pensaste: “questo è il mio pensiero, la mia emozione, il mio desiderio sensuale…”. Se il “mio” è qui, l’ego vedrà il movimento del desiderio, della collera, della violenza – che fa parte del movimento della totalità del passato umano in noi – e sarà ferito o depresso.

Se avete precedentemente investigato, se date per scontato che il mentale è il prodotto di un assemblaggio di concetti di società – religiosi, politici, etici, economici – che sono in voi e si nutrono in voi, allora il senso di “me” scompare completamente. Ma se questa riconoscenza non è che un’idea, allora ogni percezione susciterà entusiasmo se l’impressione è giudicata buona, o abbattimento se l’impressione è giudicata cattiva.

 

Non potete decidere di esplorare altre dimensioni della coscienza e nello stesso tempo preservare l’autorità del passato, conservare i criteri della società. Non potete essere nel silenzio e giudicare ciò che arriva utilizzando i criteri del passato, trovandovi alternativamente abbattuti o esaltati. Questo non è investigare.

 

Passate del tempo soli con voi stessi, ma risiedete al livello verbale. Se volete proseguire il viaggio verso lo sconosciuto, la vostra azione non si lega più al passato. Osservate il movimento del pensiero come quello della vostra inspirazione ed espirazione, senza comparare né giudicare. I condizionamenti di ogni specie umana si muovono in voi come delle forme si spostano attraverso lo spazio, ma non interferiscono, non dirigono più la vostra vita. Il mentale che prima vi faceva danzare sulla propria musica e dava degli ordini ai vostri sensi per adulare i suoi sentimenti, le sue pulsioni, le sue avidità, cessa la sua tirannia, e notate allora che la totalità della struttura vibratoria del pensiero perde l’ascendenza che aveva su di voi.

Quando la struttura del pensiero perde la sua influenza, non siete più qui. Dapprima, eravate qui in quanto osservatori, vi sedevate davanti allo specchio ed osservavate i movimenti del corpo, del mentale, ma adesso, entrate in una dimensione differente. L’osservazione tocca la sua fine, e vi è la dimensione del silenzio, spogliato da ogni movimento. Vi siete allora fusi; siete immersi nello spazio interiore della vacuità. Lasciando l’orbita delle energie condizionate, canalizzate, ed i loro modi di funzionamento, entrate adesso nel vostro proprio essere. Siete immersi nella coscienza dove nulla non è mai stato condizionato.

Non vi è più “qui” o “voi”. Vi è soltanto la totalità dell’essere, libero da ogni pressione, libero dalla tensione del pensiero, della memoria e di ogni reazione. La cessazione di tutte le identificazioni apre alla completa possibilità del silenzio.

Se tutto il mistero ed i sensi della vita è di scoprirsi a noi, ciò si produce nella comunione innocente con il silenzio, quando l’ego non si fa più valere, quando la tendenza possessiva non esiste più.

Ma chi ne ha il tempo!…Sia che noi abbiamo ancora l’impressione che un’azione del mentale o un’astuzia dello spirito ci darà l’esperienza del divino, sia che noi vogliamo avere l’esperienza di una trasmissione spirituale. Siamo molto più alla ricerca dell’esperienza di dio o del divino che a quella della nostra intera credenza. Per quanto ne sappiamo, Dio non può essere conosciuto. Il divino è la totalità che può essere compresa, ma non conosciuta. La totalità può essere percepita, ma non vista con gli occhi della carne. Gli occhi dei mortali sono limitati, non possono nemmeno vedere la totalità degli oceani. Dio non può essere conosciuto fisicamente o psicologicamente, la Divinità è al di là di tutto ciò. Di conseguenza, se ci liberiamo da tutte queste stupide e ridicole idee sulla realizzazione, l’incontro o l’esperienza di Dio, non avremo timore di andare alle frontiere della verbalizzazione per saltare nello spazio interiore del silenzio.

Condividi/Manda ad un amico

Il silenzio ed il canto della vita

3millenaire - Sab, 30/03/2013

PAUL  PUJOL

 

IL  SILENZIO  ED  IL  CANTO  DELLA  VITA

Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian

 

 

Una persona ci ha contattato per sapere se volessimo scrivere un testo sul silenzio. Rispondendo favorevolmente, ci si chiede se questo è veramente possibile. Se ogni parola o scritto sul silenzio non fa sfuggire quest’ultimo. Essendo il silenzio per definizione l’assenza del suono, delle parole, la sospensione di ogni rumore esistente.

E’ senza dubbio possibile di vivere il silenzio, ma di parlarne? Esprimersi a suo riguardo non è tradire l’assenza stessa del silenzio?

Queste domande legittime si pongono assolutamente in modo logico a colui che accetta la sfida di parlare del silenzio. Se queste domande non sono presenti, è perchè questo spirito non ha alcuna coscienza della delicatezza del soggetto, non ha alcuna coscienza della fragile e misteriosa percezione del silenzio… Per un tale spirito, il silenzio non è che una parola difficile, una successione di concetti e di luoghi comuni che tutto il mondo utilizza oggi.

Ma siamo degli esseri di relazione, nessuno vive isolato, e se un uomo scopre veramente questa immensa realtà, tutto il suo essere lo spinge a volere condividere questo con gli altri. Quest’uomo si rende conto rapidamente della difficoltà di questa comunicazione. Quando parla del silenzio le persone dicono: “è formidabile signore, anch’io ho conosciuto questo”. Allora colui che avrebbe voluto parlare tace e ascolta l’altro, e vede ed ascolta carrettate di parole, delle cascate verbali senza fine. Ascolta mille e una descrizione, ed il suo interlocutore si entusiasma e non finisce più di parlare. Quasi tutte le persone dicono di conoscere il silenzio, ma si vede semplicemente che per gli uomini tutto questo non è che un oceano di parole, può darsi vi siano state delle esperienze nel passato, ma non vi è più niente di vivo nel presente. Ciò è molto sorprendente, allora ci si chiede se noi stessi non facciamo lo stesso. “La mia comunicazione non è che un seguito di parole sterili, non è che una semplice espressione orale senza alcuna vita?”.

Le parole, o gli scritti sono vivi, vibranti di energia? Questo scorre nelle mie vene come del sangue. Quando parliamo del silenzio, entra in esistenza in noi, nella nostra relazione?  Può esservi una vita in relazione con il silenzio, e colui che vive tutto ciò può anche non trovare le parole per esprimerlo, per provare a comunicarlo, di condividerlo con l’altro.

Dunque che cos’è il silenzio? Questa domanda è senza dubbio valida, ma occorre veramente guardare allo spirito che la descrizione non è la cosa descritta; la parola silenzio non è il silenzio, la descrizione di un fiore non è il fiore.

E’ importante fare questa precisazione, in quanto si chiede allora al lettore di non attardarsi su questa o quella espressione, ma di provare a soddisfare al di là delle parole l’intenzione dell’autore, di sentire veramente il profumo di ciò che è espresso.

Dunque siamo chiari, le parole sono degli strumenti che non hanno fine in se stessi. Una frase può avere la sua propria bellezza, ma se si resta unicamente lì, non si è in relazione con l’autore, e soprattutto con ciò che desidera farci toccare, con ciò che vuole farci assaggiare.

Che cos’è il silenzio? Se ne crediamo il senso comune, è l’assenza di rumore, di suoni. Il silenzio esiste dunque quando il rumore non è presente? E’ l’assenza di rumori che crea il silenzio? Il silenzio non sarebbe dunque  che un intervallo tra due suoni? Il silenzio nasce dal suono, o l’inverso?

Lo vediamo, il silenzio ha una evidente relazione con il suono, con il rumore. Definiamo il silenzio in relazione al suono, li paragoniamo, li opponiamo. E’ quando non vi è rumore che si distingue allora il silenzio, quando un rumore finisce, allora nasce il silenzio… Un musicista darebbe un’illuminazione un poco differente, ci direbbe che senza pausa di silenzio tra le note, la musica sarebbe di fatto totalmente inascoltabile. Sarebbe giusto una cacofonia senza alcuna armonia né bellezza. Possiamo dire ugualmente che il suono, o il rumore è l’espressione di qualcosa che esiste: il suono di un flauto, il rumore di un torrente di montagna, lo scricchiolio di un ramo. Se vi è un suono, è perché c’è qualcosa che produce questo suono. Siamo insieme caro lettore in questa esplorazione?

Dunque il suono è l’espressione dell’esistenza, di una cosa o della relazione naturale tra più cose, come il vento che soffia nei rami degli alberi, o il galoppo di un cavallo su un percorso di terra. Il suono è legato all’esistenza, non è vero? Intendiamo bene questo? E’ un fatto, non una descrizione od una definizione. Allora si pone la seguente domanda: se il silenzio è l’opposto del suono (ciò che stiamo esaminando, non diciamo che questo è vero, diciamo: “se il silenzio è l’opposto…”), allora che cos’è il silenzio in relazione all’esistenza?

Vediamo veramente a che punto questa indagine deve essere condotta con molta sottigliezza, possiamo giungere molto presto a dire enormi sciocchezze; dunque restiamo esitanti ed avanziamo dolcemente (insieme) per favore.

In primo luogo, ritorniamo a questa affermazione: Il silenzio è l’opposto del suono, del rumore? Sono antagonisti? Ciò che è certo, è che non possono stare insieme nello stesso momento, quando l’uno esiste, l’altro non può essere… I due stati possono succedersi, come nella musica, ma non possono vivere insieme. Ma questo ne fa degli opposti? Gli opposti si annullano, o si annichiliscono, l’esistenza dell’uno fa che l’altro non può essere. Ma osserviamo più precisamente, utilizziamo della visione profonda. Il silenzio distrugge veramente il suono? Se non ci fosse il silenzio, udiremmo il suono, il rumore? Questa cosiddetta opposizione non è che una vista dello spirito, non è vero? L’essenza stessa del silenzio rende percettibile il suono, può anche trasformare il rumore in suono, e quest’ultimo crea allora la musica. E quando il suono finisce, in quanto tutto ciò che esiste finisce, allora il silenzio è nuovamente qui.

Qui scopriamo qualcosa. Guardiamo bene per favore, il suono nasce e muore, finisce; ha un’esistenza, con una nascita ed una fine. Che ne è del silenzio stesso, ha un’esistenza? Qual’ è la sua essenza, ha un inizio ed una fine? Oppure il silenzio nasce dalla fine del rumore? Scopriamo insieme cari amici! Il fatto indiscutibile è che se non c’è silenzio non ascoltiamo i suoni, i canti degli uccelli, le auto che passano; il silenzio permette la percezione dei suoni, non è vero? Ora, i suoni permettono la percezione del silenzio? Durante la loro esistenza, evidentemente no, ma quando finiscono, allora si percepisce il silenzio, e secondo l’intensità più o meno forte di questi suoni, si riceve con più o meno intensità la presenza del silenzio.

Per percepire il silenzio, il suono deve finire, ma non è evidente che il silenzio sia creato dalla fine del suono… E’ la percezione che è resa possibile, non è vero?, non l’esistenza del silenzio. Guardiamo il contrario, sembra veramente che il suono nasca dal silenzio, lo percepisce anche grazie al silenzio, ma il suono nasce e muore come abbiamo visto, e non può nascere da se stesso. Nascere vuol dire venire alla luce per la prima volta, essere vergine da ogni passato, essere nuovo, innocente; se il suono nasce dal suono, allora non è una vera nascita, è il prolungamento di ciò che esiste già. Dunque il suono non nasce da se stesso, entra in esistenza se stesso, non arriva da un’altra esistenza, e l’assenza di esistenza è il silenzio.

   E’ questa la vera creazione, il silenzio permette la nascita del suono, delle parole, di tutte le sensazioni, di tutte le musiche del mondo, genera il canto delle balene nel profondo degli oceani.

Cominciamo a vedere che cos’è il silenzio, dalla sua stessa essenza, permette la creazione, vale a dire l’esistenza delle cose e degli esseri. Possiamo allora dire che esso stesso ha un’esistenza? Qual’ è la sua natura reale? Se ha un’esistenza come abbiamo visto, ha un inizio ed una fine, ma ciò mi sembra non essere il caso. In maniera più o meno confusa, sentiamo che il silenzio è al di là dell’apparizione e della sparizione, non ha l’aria di essere veramente creata, non possiamo dire che entra in esistenza, ma è la sua percezione che si fa giorno in noi.

Vediamo molto profondamente tutto ciò, esploriamo insieme, questa cosa non nasce, non ha un’esistenza come noi la conosciamo (diciamo questo per semplificare la nostra ricerca), e se non c’è nascita, esistenza, ci può essere morte e sparizione? Evidentemente no, non è vero? Solo ciò che esiste muore, scopriamo dunque da questa indagine che il silenzio è al di fuori del movimento del tempo. Il tempo, è la nascita, la crescita, la decrepitezza e la morte, e vediamo adesso che il tempo non è legato a questo movimento, ciò vuol dire che il silenzio non muore mai…

Dunque quando la musica esiste, con tutti i rumori della terra, con tutti i dialoghi incessanti dello spirito, con il rumore dell’ego che declama, malgrado tutto ciò, il silenzio è sempre qui, sempre presente, inalterabile. Nel momento in cui lo spirito cessa di agitarsi, lo spirito può toccare questa cosa immutabile, immutata dalla notte dei tempi.

Il silenzio è come un’immensa distesa senza fine, è l’essenza della vacuità. Non abbiate paura di questa parola per favore. La parola vacuità è legata alla parola vacante, vacanza, vale a dire avere il piacere di essere disponibile, tranquillo e talvolta percepire e ricevere questa immensità. Ed una volta percepita, occorre lasciarla andare via e finire, morire per meglio nascere nuovamente.

Il suono dello spirito, il suo proprio rumore, è la credenza nel mio io, è la fortissima impressione che esiste un’entità psicologica, o spirituale autonoma, un’anima od uno spirito personale. Questo rumore dello spirito è il frutto del movimento del pensiero, e questo movimento fa nascere la sofferenza, l’isolamento e la violenza nei rapporti umani. Un tale spirito può avere una relazione con questo profondo silenzio? Il baccano del pensiero può scoprire questa immensità? Vediamo bene, sfortunatamente, che per la maggior parte del tempo le persone avvicinano questo terreno con l’ausilio del pensiero. Provano a capire questo, di sentirlo con il loro mentale. Torniamo all’inizio della nostra indagine, confondiamo senza sosta la descrizione e la cosa scritta, – la parola, l’immagine sono diventati più importanti dei fatti stessi.

E’ sufficiente di guardare attorno a noi. Tutta la società valorizza l’immagine, l’apparenza. Le stesse religioni sono in questa trappola, si rappresenta il sacro in magnifici  dipinti o icone, e queste immagini diventano esse stesse sacre. Non sappiamo nulla del sacro, ma vi sono delle rappresentazioni, delle immagini, allora si pregano queste immagini, le adoriamo. E lo spirito percepisce solo che è lui che ha creato queste immagini, e dunque lo spirito adora se stesso attraverso tutte queste pie immagini. In queste azioni lo spirito dell’uomo si consacra ad un culto a se stesso, penso che non vediamo ciò. Dunque cercando il silenzio, non cerchiamo di dire che lo spirito che scopre il silenzio diventa questo silenzio, in quanto lo spirito è in un movimento fuori dal tempo, che sfugge alla morte… Sono delle vecchie lune, dei tali luoghi comuni che gli uomini si raccontano da tanto tempo. Visto questo non cadiamo nel tranello dell’autocompiacimento. Non prendiamoci per degli dei. Ciò che sappiamo di loro, l’abbiamo inventato noi, non è che una proiezione della nostra miseria e della nostra confusione.

Può allora lo spirito umano  penetrare in questa dimensione di silenzio, fatta di assenza di esistenza (l’abbiamo visto mi sembra)? Che il suono esista, il silenzio è sempre qui, ma non è percettibile. Che il suono esista o no, che vi sia il rumore dello spirito o no, il silenzio è qui, è solo la sua percezione che si realizza o non si realizza. Diciamo che un contatto può avere luogo, quando il movimento dei pensieri è sospeso, almeno momentaneamente, quando il suono dello spirito finisce… Capiamo ciò che questo vuol dire veramente? Lasciar finire il movimento del pensiero, vederlo nascer e vederlo morire, cosa vuol dire? E’ fantascienza, una irrealistica utopia, o anche un aberrazione distruttrice? E’ anche possibile? Ammettiamo facilmente che nel modo tutto muove, tutto cambia, le stagioni passano, le foglie nascono in primavera e muoiono in autunno, i presidenti ed i primi ministri cambiano. Possiamo perdere il nostro lavoro, la nostra sposa ci può lasciare per un altro uomo, sappiamo tutto questo ed anche se tutto questo non ci piace, l’ammettiamo come verità, possibile e probabile. Allora se tutto ciò può cambiare, perché il movimento dei pensieri sarebbe sempre lo stesso? Quale legame fra il cambiamento e la fine di una cosa? Lo sappiamo molto bene, vediamo bene che un vero cambiamento è innanzitutto la fine di ciò che è, e dato che siamo attaccati a ciò che è, questo ci pare doloroso e genera la sofferenza nelle nostre vite e noi rapporti con gli altri. Se mia moglie mi lascia, è perché la nostra relazione amorosa è finita, il nostro rapporto è adesso totalmente differente.

Dunque il vero cambiamento, è la fine di ciò che è, e logicamente finire totalmente qualcosa, è cambiare la nostra maniera di vivere. Allora adesso lo spirito non ha più paura di lasciar finire il movimento dei pensieri, questo non si produce forse subito, ma lo spirito non ha più paura di questa eventualità. Di fatto senza rendersene conto lo spirito è già cambiato, la paura è meno pregnante, domina meno lo spirito, e lo spirito è già diverso. Osservando come funzionano i pensieri, osservando veramente, lo spirito vede direttamente questo movimento del mentale, non vi pensa, lo guarda veramente. Se osserviamo profondamente qualcosa, è questa cosa che conta, e non il mio punto di vista o i miei pensieri su questa cosa. Quindi si osserva direttamente il movimento dei pensieri, non si pensa ai pensieri, li si osserva effettivamente, come dei fatti concreti. Se non pensiamo durante questa osservazione, i pensieri (che commentano) sono assenti di spirito, quest’ultimo è silenzioso, senza suoni interiori; e se i pensieri sono assenti, vi è un pensiero che esiste?

La vera osservazione, profonda, esiste per l’assenza stessa del pensatore, dell’io, dell’entità che parla e che commenta. Vi è l’osservazione, lo sguardo vivo, in questa azione non ha il suo posto, e l’esistenza del pensatore svanisce come una foglia d’autunno che cade al suolo, semplicemente e con grazia. In questa assenza il silenzio è percepito, e non vi è nessuno per percepire questo, non vi è che la percezione del silenzio ed il silenzio.

Non possiamo risiedere nel vuoto, altrimenti non è più il vuoto, e nello stesso modo non possiamo dimorare nel silenzio, ma esso stesso può invadere tutta la vita, può estendersi a tutta l’esistenza dell’essere umano.

Quando il silenzio inonda tutta la vita, allora questa vita diventa una creazione vivente, cangiante. E’, allora, un suono vivente ed il Canto sacro della vita corre sul mondo.

   

Condividi/Manda ad un amico

Gio, 01/01/1970
Condividi contenuti

Meditazione nel Web su Google +1