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Dio

[...] Con il termine dio, dal latino deus da divus=splendente, viene indicato il concetto di essere superiore, di tipo trascendente e/o immanente, il cui rapporto con l'essere umano – interpretato diversamente a seconda dei vari tipi di credo – prende il nome di religione. La radice indoeuropea, da cui viene "divus" e successivamente "dio", significa "luce". Tale appellativo dell'Essere infinito ed eterno si spiega con il fatto che, sin dall'antichità fino ai giorni nostri, chi ha fatto esperienze di dio, le ha sempre caratterizzate come esperienze di "luce", di beatitudine, gioia, pace...
Nelle religioni e filosofie monoteiste, Dio rappresenta l'essere supremo, eterno e infinito, creatore dell'universo. In particolare, nella tradizione ebraica, cristiana ed islamica, a Dio viene attribuito un carattere personale ed una rivelazione pubblica.
Nelle religioni politeiste, con dio si intende una delle entità superiori all'uomo innanzitutto in potenza, in sapienza e spesso in moralità, quasi sempre immortale. Per l'ateismo tale essere superiore non esiste e si tratta di un'invenzione umana. Nelle lingue germaniche Dio è identificato con il Bene, anche se con il tempo probabilmente è andato perso il senso comune di quest'origine etimologica: infatti, l'inglese God e il tedesco Gott hanno la stessa origine degli aggettivi "good" e "gut" ("buono" e "bene"). Delle une e delle altre, mi limito ad indicarne solo qualcuna.

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- Fonte web gazzettadisondrio.it
- Link all'articolo originale


Un aforisma:

I discepoli chiesero a Yajnavalkya di descrivere Dio. Rispose: «Il divino non è questo e non è quello» (neti, neti). Ovvero, il divino non è reale come siamo reali noi, e non è nemmeno irreale. Il divino non vive nel senso in cui gli esseri umani vivono e non è nemmeno privo di vita. Il divino non è misericordioso nel senso in cui noi usiamo il termine, e non è nemmeno privo di misericordia. E così via. Non potremo mai veramente definire Dio con le parole. Tutto ciò che possiamo dire è: «Non è questo, e non è quello». Alla fine, per capire la natura del divino, bisogna andare oltre le parole. In questo senso, neti-neti non è una negazione. È piuttosto l'asserzione che qualunque cosa il divino sia, quando tentiamo di catturarlo con parole umane, inevitabilmente le parole ci vengono a mancare, perché la nostra comprensione è limitata ed è ancor più limitata la capacità delle parole di esprimere il trascendente.
(Dalla Brihadaranyaka Upanishad - © copyleft perle.risveglio.net)


Dio e meditazione

Solo qualche sporadica considerazione. Nessun discorso organico o definitivo. La via per conoscere Dio passa dalla propria interiorità. Chi cerca direttamente all'esterno si sobbarca un lavoro gravosissimo che raramente avrà qualche risultato. Invece il nucleo del proprio centro più intimo è l'essenza stessa della divinità. ...

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